Lacorazza: Pesano ritardi e cattiva programmazione. Per la Basilicata forse conti migliori nel 2026. E nel 2027-2029? Quanti saranno i lucani che rinunceranno alle cure e quanto costeranno quelli che si cureranno fuori? I conti sulla sanità lucana.
“La richiesta tardiva, con striature strategiche e venature tattiche, del Presidente Bardi e dell’assessore Latronico che chiedono, certificando 4 anni di fallimenti del governo Meloni, di rivedere i criteri di riparto del Fondo Sanitario Nazionale obbliga a rendere chiari obiettivi, scelte e conti. Innanzitutto ribadisco che a luglio 2024 abbiamo depositato una proposta di legge sul Fondo Sanitario, che con parere non positivo della IV Commissione consiliare, sarà comunque iscritta, come da voto espresso e da impegno assunto, al primo punto all’ordine del giorno del Consiglio regionale del 9 giugno”. Lo dichiara il Capogruppo del PD in Consiglio regionale, Piero Lacorazza, che prosegue:
“Ma sino a quella data vorrei alimentare un dibattito pubblico che prepari una riflessione, che possa consentire di mettere le carte sul tavolo determinando maggiori elementi di chiarezza su obiettivi, scelte e conti. Tralascio per brevità alcune cose dette e scritte su 60.000 lucani che rinunciano alle cure, 130 milioni di euro che la Regione paga per far curare i lucani fuori dal nostro territorio e l’assenza di una programmazione e la cattiva gestione della stessa che ha già creato problemi. Nell’ultimo triennio il deficit medio della sanità è stato di circa 50 milioni di euro all’anno. Nel 2025 il bilancio regionale si è fatto carico di una copertura di 54 milioni di euro, attingendo ancora una volta, alle compensazioni ambientali, oltre le royalties, derivanti dall’attività estrattiva”.
“Siamo in corsa per i target PNRR per ospedali e case di comunità – sottolinea Lacorazza – le cui visite ispettive, seppur formalmente positive, hanno intimorito anche eventuali clamorosi e potenziali roboanti tagli di nastri, chiaro segnale di una prudenza che manifesta, anche in questo caso, un ritardo ed una cattiva programmazione. Altrimenti non ci spiegheremmo come mai l’assessore Latronico partecipa alla firma dei contratti per nuove assunzioni ed invece ‘scarta’ inaugurazioni e tagli di nastri per Case ed Ospedali di Comunità. Al netto delle considerazioni, solleviamo lo sguardo e andiamo alle cifre”.
“Nel 2025 – spiega Lacorazza – il rapporto spesa sanitaria/PIL pari al 6,3% per un importo di € 141.539 milioni, aggiornando le previsioni del DFP 2025, che stimava una spesa sanitaria di € 144.021 milioni, quasi € 2,5 miliardi in più rispetto a quella del consuntivo 2025. Per l’anno 2026, il DFP stima il rapporto spesa sanitaria/PIL al 6,4%, con una spesa sanitaria prevista di € 148.522 milioni, con un incremento di € 6.983 milioni (+4,9%) rispetto all’anno precedente. Azzardiamo un ragionamento a spanne. Per la Basilicata potrebbero esserci tra i 65-70 milioni di euro in più sul riparto valutando che la nostra popolazione è poco più di un centesimo rispetto a quella italiana. 6.983 milioni euro diviso un centesimo o giù di lì porterebbe nelle casse della Regione Basilicata circa tra 65-70 milioni di euro in più. Se mantenessimo la media degli ultimi tre anni del deficit della sanità lucana di circa 50 milioni di euro dovremmo trovarci ad un saldo positivo di 15-20 milioni di euro. Un saldo positivo di 15-20 milioni di euro? Una provocazione? Si e no. C’è qualcosa che non torna nella richiesta di Bardi e Latronico di diverso riparto del Fondo Sanitario Nazionale. Qualcuno non gioca la stessa partita, per questo ora è necessaria chiarezza. Scusandomi per la evidente e grossolana approssimazione, nel tentativo di rendere chiaro il ragionamento, aggiungiamo qualche riflessione”.
“Innanzitutto – prosegue l’esponente del Pd – potremmo stare meglio sul lato dei conti, ma quanti saranno i lucani che rinunceranno alle cure e quanto costeranno alla Regione quelli che si cureranno fuori? In teoria sul piano dei conti potrebbe andare meglio. Ma quale sarà lo stato di salute del sistema sanitario lucano? Ma proviamo ad aggiungere in ogni caso qualche elemento di riflessione in più sui conti visto che il Presidente Bardi e l’assessore Latronico hanno annunciato, forse con conti alla mano di cui sopra, che nessuna guardia medica sarà toccata, facendo una ritirata spagnola dopo l’avanzata francese di denuncia di un costo di questo servizio per 27 milioni di euro”.
“Segnaliamo innanzitutto – evidenzia l’esponente del Pd – un primo rischio. Non è detto che i costi del nostro sistema sanitario restino ancorati al 2025 e tuttavia facciamo notare come vi sia una differenza tra previsioni di spesa sanitaria e fondo sanitario nazionale. È una tendenza già riscontrata negli anni passati. Questo primo rischio potrebbe non allineare già nel 2026 le risorse attese con quelle realmente stanziate. Ma speriamo che non accada, come per il 2025, che la previsione sarà successivamente rivista al ribasso. Ma andiamo oltre il 2026. Il rapporto spesa sanitaria/PIL resta congelato al 6,4%. In valore assoluto, la previsione di spesa sanitaria sale a € 151.222 milioni nel 2027 (+1,8% rispetto al 2026), a € 155.059 milioni nel 2028 (+2,5% rispetto al 2028) e a € 159.443 milioni nel 2029 (+2,8% rispetto al 2028). Sembra esserci una stabilità nella quota del PIL destinato alla spesa sanitaria, per il triennio 2027-2029, a fronte di una crescita media annua del PIL nominale del 2,6%, il DFP 2026 stima un incremento medio annuo della spesa sanitaria del 2,37%”.
“Fermo restando – aggiunge Lacorazza – che non sembra esserci una inversione di tendenza per una allocazione di maggiori risorse e che i costi del sistema sanitario potrebbero crescere, al netto dei pur delicati e rilevanti costi sociali che andrebbero osservati in parallelo, siamo certi che le condizioni geopolitiche e il rischio di stagnazione economica non portino poi a revisioni al ribasso?”
“Avviso ai naviganti. C’è l’articolo 32 della Costituzione italiana, vi è la necessità di un rinnovato progetto nazionale e di adeguati piani sanitari regionali, ma anche un punto di osservazione sulla Basilicata: a tutte e tutti non può sfuggire questo contesto pensando che qualche possibile sollievo contabile nel 2026 mitighi gli effetti della debole programmazione di questi anni e della sbagliata gestione politica di questi mesi. Cosa ci aspetta per il 2027-2029? In questa domanda – conclude Lacorazza – ci sta una prima importante fragilità della proposta di Piano Sanitario Regionale che per la fine di questa legislatura, a dieci anni di governo Bardi e della destra, dovrebbe essere sottoposto a verifica di elettrici ed elettori”.

