Le polemiche sollevate dalla sinistra sulla decisione del Governo di fissare il referendum per sabato 22 e domenica 23 marzo prossimi sono l’ennesima dimostrazione di un riflesso ormai consolidato: quando la parola passa ai cittadini, la sinistra perde la calma e attacca le regole democratiche.
Invece di rispettare uno strumento costituzionale di partecipazione popolare, assistiamo a un coro di accuse infondate, insinuazioni e lamentele pretestuose, utili solo a distogliere l’attenzione dal merito del referendum. È una strategia chiara: delegittimare il voto perché si ha paura del suo esito.
Le polemiche di queste ore sono strumentali e fatte dalla sinistra che è più interessata allo scontro politico che al rispetto delle regole democratiche e della volontà popolare.
La scusa che il Governo vuole impedire la proposizione di altri quesiti è falsa come l’indignazione che sta agitando i soliti noti. Niente impedisce al referendum popolare, per il quale i comitati del no stanno raccogliendo le firme, di potersi celebrare.
Queste polemiche, quindi, rappresentano solo l’ennesimo pretesto per uscire dal merito della questione: gli Italiani vogliono o no la riforma sulla giustizia? Vogliono o no la separazione delle carriere dei magistrati, rendendo finalmente la magistratura libera da correnti?
Il 22 e 23 marzo gli italiani avranno la parola.
E sarà il voto, non le polemiche, a mettere fine a questa discussione.

