In vista del referendum del 22 e del 23 marzo, la garante dei diritti delle persone private della libertà personale della Provincia di Potenza, Carmen D’Anzi, in una nota, “ricorda che votare è un diritto anche in carcere”.
“Le cittadine italiane e i cittadini italiani – scrive D’Anzi – si recheranno alle urne il 22 e il 23 marzo, chiamati a votare sul referendum costituzionale sulla legge costituzionale numero 253 contenente norme in materia di ordinamento giurisdizionale, che interviene su sette articoli della Costituzione relativi alla Magistratura e al Consiglio Superiore della Magistratura. È necessario tutelare il diritto al voto anche per chi si trova in carcere.
“Hanno diritto al voto i detenuti che non ne abbiano perso il godimento, lo stesso vale per coloro che sono beneficiari di misure alternative”. In particolare “può votare chi è cittadino italiano/cittadina italiana; chi è condannato a meno di 3 anni di reclusione o è condannato ad una pena tra i 3 e i 5 anni, ma non ha più la pena accessoria dell’interdizione. Sono escluse dal voto le persone con pene superiori a 5 anni o comprese tra 3 e 5 anni con interdizione dai pubblici uffici. Coloro che non rientrano in queste fattispecie devono poter esercitare il loro diritto di voto. Per poter votare in carcere è necessario recuperare la propria tessera elettorale, tramite i familiari.
Se non si possiede o si è smarrita, è possibile ottenere un duplicato. Successivamente la persona ristretta in carcere dovrà presentare un’istanza in cui manifesta la volontà di votare e dovrà ricevere un modulo da firmare che l’Istituto penitenziario provvederà ad inviare al Comune di residenza. Il giorno delle votazioni sarà allestito un seggio speciale presso l’Istituto di pena. Assicurare il diritto al voto alle persone detenute vuol dire anche garantire il diritto alla non discriminazione, all’eguaglianza formale e sostanziale e il rispetto della dignità umana”.

