Sembra che questa volta sia quella buona per far partire la costruzione del ponte di Messina che collegherà la Sicilia con il continente. Infatti il CIPESS ha approvato in via definitiva l’opera. Ovviamente si sono scatenati vecchi e mai sopiti dibattiti e polemiche sulla utilità o meno di un’opera infrastrutturale così ambiziosa e temeraria come quella del ponte. Per chi scrive la vera domanda è perché l’opera non sia stata fatta in 165 anni di unità d’Italia! Sembra, sulla base degli schiamazzi e gli strilli di certa opinione pubblica e dei mezzi di comunicazione, che l’Italia tutta non voglia realizzare l’opera per i più svariati motivi. Un motivo riguarda l’impatto ambientale. Andrebbe a deturpare il paesaggio e la qualità ambientale dell’area. Violenterebbe quindi anche l vocazione turistico-culturale dei territori sul quale il ponte sorvolerà. Chissà perché si riscopre questa vocazione turistico-ambientalistica in tutti gli angoli dell’Italia dove si progetta di far nascere una infrastruttura di una certa ambizione. Chissà perché l’Italiano si sappia e debba percepire solo come cameriere o guida turistica! Poi vuoi togliere al mio amico Ciccio il romanticismo ed il gusto Stendhaliano di godere dei bagliori solari crepuscolari, con lo sfondo dell’Etna, che una traversata in traghetto può regalargli ? Una seconda famiglia di obiezioni riguarda il costo ed il ben-altrismo. Ovvero quell’ingente mole di denaro perché non può essere utilizzata invece per migliorare la viabilità locale della Sicilia e della Calabria, migliorare la sanità e le scuole di quelle regioni e, perché no, combattere la fame nel mondo? La vera domanda è perché in 165 anni senza il ponte le cose di cui si lamenta la mancanza, non sono state fatte? A qualcuno non viene in mente che la sua realizzazione potrebbe e dovrà indurre a migliorare la viabilità locale e interregionale? Essa è una infrastruttura strategica perchè ha l’ambizione di connettere il Nord dell’Europa con il Mediterraneo ed è, pertanto, via obbligata quella di infrastrutturare adeguatamente questo corridoio con le due dorsali Tirrenico-Adriatiche, come il sistema viario regionale della Sicilia. Non potrà e non dovrà essere connessa con delle mulattiere. Ne gioverà perfino la nostra Regione (Basilicata). Lo stesso passaggio ferroviario Metaponto-Matera-Bari-Foggia sarà obbligatorio farlo se si vuole innervare la dorsale adriatica di questo corridoio. La terza obiezione riguarda la presenza della mafia. Qualcuno ha ironizzato sul ponte come fosse un corto-circuito fra le due mafie. Questa è l’obiezione più vigliacca, perfida e di odio per i meridionali che si possa fare. Cosa significa ? perché c’è il rischio al Sud che le mafie si intrufolano negli appalti pubblici, non bisogna investire un solo euro per i nostri territori? Abbiamo centinaia di episodi e di casi che aree lasciate in abbandono, sono state preda si della malavita. Al contrario quando si sono accesi i riflettori, soprattutto da parte di “poteri lontani”, le stesse aree sono state bonificate. Basti pensare al centro storico di Bari, o agli stessi Sassi di Matera. Le mafie ripudiano la ricchezza per poter prosperare. Hanno bisogno che le risorse siano scarse ed in mano a pochi in modo tale da essere più agevolmente controllate tanto da rendere il ricatto il più efficace ed implacabile possibile. La sovrabbondanza di risorse e la pro-attivazione civica della società marginalizza e neutralizza le mafie. E poi le mafie sono ormai diventate delle vere e proprie multinazionali che fanno “business” in tutto il mondo, come ha ampiamente dimostrato Roberto Saviano. Poi a realizzare il ponte saranno grandi imprese internazionali difficilmente ricattabili e ci saranno gli occhi vigili di poteri lontani”. Però le obiezioni più fatali e decisive sono quelle di Mario Tozzi auto proclamatisi portavoce ufficiale del mondo scientifico. Il mondo dell’ingegneria strutturistica e dei pontieri sta ancora tremando sotto i colpi delle sue argute argomentazioni geologiche e geofisiche!
Le chiameremo obiezioni Tozziane. Dal punto di vista tecnologico non obietta che la costruzione di un ponte a campata unica di 3.5 km circa non si possa realizzare. Sarebbe ridicolo e poco intelligente affermarlo viste le straordinarie opere ingegneristiche: ponti molto più lunghi e chilometrici grattacieli ,che si stanno realizzando o si realizzeranno a breve in zone soggette a terremoti fino a 100 volte più forti di quello di Messina del 1908. Inizia ad argomentare con termini tecnici roboanti in stile “latinorum”, ricorrendo perfino a rappresentazioni grafiche degli stress geofisici incollati su facebook -non può fare altro, vista la poca dimestichezza con le pubblicazioni scientifiche- cercando di dimostrare che certi studi approfonditi dal punto di vista geofisico per il ponte non sono stati fatti. Tutto questo per portare avanti la tesi che si stanno sottovalutando gli impatti dei terremoti sull’area e la fagliazione attiva presente. Fortuna ha voluto che il nostro Donato Ramunno, Direttore Generale dell’ARPAB, e’ intervenuto ribattendo con competenza alle sue obiezioni francamente risibili. Quegli studi sono stati fatti perché essenziali per articolare e realizzare il progetto Sono studi che devono basarsi inevitabilmente su dati storici presenti in letteratura, per averne una sua caratterizzazione geologica e geofisica rigorosa.
L’area poi attualmente e’ estesamente monitorata con tecniche tradizionali e spaziali (GPS, radar interferometrico ecc.) capaci di stimare campi deformativi al livello del millimetro. Lo stesso ponte può essere continuamente monitorato per apprezzare eventuali campi deformativi anomali con le medesime tecniche spaziali (cosa che non fu fatta evidentemente per il ponte Morandi). Tecniche utili per una puntuale e sempre aggiornata zonazione sismica e, perché no, usati addirittura come precursori sismici! Ma questa e’ un’altra storia!
Chi scrive crede che queste ostilità siano il sintomo di una grave malattia che serpeggia fra gli italiani ormai da decenni: il Nanismo! Il nostro paese ha smesso da un pezzo di pensare in grande, rifugiandosi in un “piccolo mondo antico” bucolico ideale che non è mai esistito e mai esisterà! Un mondo dove si campa solo di (sopravvalutato) turismo, cultura (forse), idolatria ambientalista, di prodotti tipici locali e, soprattutto, di sempre più straripanti servizi socio assistenziali. Eppure negli anni 60 fu realizzata in un batter d’occhio l’autostrada del Sole. Mattei creò una delle compagnie petrolifere più competitive del mondo; Olivetti il primo computer portatile. Natta il polo chimico più importante ed avanzato del mondo. Felice Ippolito fece dell’Italia la terza potenza per lo sfruttamento dell’energia nucleare civile. Broglio ed Amaldi portarono il nostro paese ad essere la terza potenza spaziale nel mondo. Per non parlare poi dei Romani, delle loro strade, del loro Colosseo, dei loro Acquedotti! Io al nanismo non mi rassegno! E voi ? E allora si faccia il ponte per la Sicilia!


Condivido totalmente e sottoscrivo con convinzione. Bravo Franco !
Analisi lucidissima e dettagliata!
Perfettamente d’accordo su tutto, Franco!!
Grande Franco, analisi precisa e puntuale!
Incominciamo a pensare dove fare il secondo ponte visto che ci vorranno 30 anni di progettazione, il primo possiamo già darlo per costruito, qualche anno di attesa e poi via!
Caro Franco,
lasciami innanzitutto dire che leggerti è un piacere, per la larghezza dell’orizzonte da cui originano le tue analisi; poi le conclusioni possono lasciare il lettore convinto oppure no.
Nonostante la mia opposizione ad un’opera che reputo ancora inopportuna, per i tempi e l’inadeguatezza ambientale (non paesaggistica!) e strutturale del contesto, ammiro in te, lo slancio pionieristico (oltre che giganteggiante) dello scienziato che, consapevole dei propri limiti umani, sfida il divino, con l’orgoglio del figlio che vuol compiacere il padre, nel mostrargli quanto sia diventato bravo a mettere a frutto le opportunità ricevute, al di là forse delle aspettative del genitore stesso.
Niente a che spartire, con la pulsione autocelebrativa di un ministro che aspira ad eternarsi con la realizzazione “storica” di una infrastruttura della portata di un ponte così maestoso. E, restando sulla persona, nemmeno così ispirato dagli alti princìpi – cui tu fai riferimento, nella tua narrazione, passami il termine….. ”romantica” – della sfida del progresso, per di più a vantaggio di quel Sud, che il “nostro”, per strategia politica, aveva finora sempre disprezzato, oltraggiato e vilipeso.
Dio non voglia che, anche in questo voltafaccia, possano annidarsi tornaconti elettorali.
Nei precedenti 165 anni, ma lo sai dire con maggiore enfasi e rammarico di me, l’unità d’Italia è servita per depredare il Sud: comoda riserva di ricchezze, tecnologia, manodopera e carne da cannone, sfruttata, disprezzata, oltraggiata e vilipesa, con pregiudizi che, con ipocrisia, oggi i giornali propongono quasi paradossali: per una veneziana che rifiuta di affittare una casa ad una “terrona”.
E ora, improvvisamente che succederà? Recupereremo il gap? Ci sentiremo più uguali, più uniti? Smetteremo di fare i camerieri o le guide turistiche?
Gli schiamazzi di certa stampa, che sembrano prevalere sulla ragionevolezza, nell’analisi della questione “ponte sullo stretto”, possono difficilmente essere zittiti; ma non per atavico nanismo rispetto alla capacità pindarica dell’ottimismo italico. Piuttosto, soprattutto per noi meridionali, per lo scetticismo fondato sulle esperienze del passato: per aver visto edificare cattedrali nel deserto, che a fine lavori, smontati i cantieri, finiti i finanziamenti, sono rimasti monumenti allo spreco e offesa imperitura alle reali necessità della gente.
Se davvero ci fosse l’intenzione di realizzare, non dico per la fame nel mondo e nemmeno per Scuola e Sanità di Sicilia e Calabria, ma almeno (e più coerentemente) per le infrastrutture delle reti viaria e ferroviaria di queste due Regioni o del Sud (perché da Roma o da Ancona in su, trovi magicamente autostrade a tre o quattro corsie, treni e carrozze più veloci e moderni) ti garantisco che la pubblica opinione non si farebbe incantare dai “tozzismi” o influenzare dalle cassandre ambientaliste: come del resto, non è mai successo, purtroppo.
Quanto alla mafia…….. se ammettiamo e non per assurdo, che sia intrecciata intimamente al livello politico ed amministrativo, paradossalmente con maggiore frequenza nelle regioni a Nord, proprio perché le “mangiatoie” sono più numerose e capienti, cosa ci sarebbe da meravigliarsi “se” trovasse modo di partecipare al lauto pasto offerto dalla ghiottissima occasione…..?
E qui ammetto che un po’ di rassegnazione ci sta tutta.
Per queste ragioni, mantengo la mia personale avversione ad un’opera cui riconosco: entusiasmanti sfide tecniche, molte utilità potenziali, ma scarsissimi vantaggi effettivi e soprattutto il disprezzo beffardo per le necessità infrastrutturali del Paese.
Infine un messaggio dal comune amico Ciccio, che lusingato della citazione, continua a sostenere che, ponte o non ponte, non rinuncerà mai all’opportunità del “rito di passaggio”, offerto da Caronte, per ricongiungere l’anima ai suoi precordi culturali e sbarcare nel paradiso di bellezza, arte e storia di Sicilia; infernale per la mancanza di tutto il resto, mica del ponte.