Personale sanitario, Consigliere regionale Vizziello: i gravi deficit della Basilicata certificati anche dalla Ragioneria Generale dello Stato. Di seguito la nota integrale.
“La Ragioneria Generale dello Stato registra come nel 2023 la Basilicata ha speso per il personale sanitario (medici, infermieri, Oss e altre figure professionali) 379 milioni di euro, vale a dire 2 milioni in meno di quanto aveva speso dieci anni prima, nel 2014. Un dato che più di qualsiasi altro testimonia le difficoltà del nostro sistema sanitario regionale, incapace di investire nel personale sanitario, vera e propria spina dorsale di tutti i sistemi sanitari.
E’ quanto afferma, in una nota, il Capogruppo in Consiglio regionale di Basilicata Casa Comune Giovanni Vizziello.
“L’Agenas nei giorni scorsi ha messo nero su bianco che alla Basilicata spetta il primato in Italia del calo percentuale più alto di medici negli anni tra il 2013 e il 2023, meno 24 per cento, a fronte di una media nazionale che registra un incremento del numero dei camici bianchi pari all’1 per cento”- ricorda Vizziello-” e questo dato, molto preoccupante, è confermato dall’analisi del Ministero dell’Economia che attraverso la Ragioneria Generale dello Stato ci dice che in Basilicata, nonostante la pandemia e le tante opportunità finanziarie messe a disposizione delle regioni dal Governo centrale per assumere medici e infermieri, la spesa per gli stipendi erogati al personale sanitario è diminuita nel decennio oggetto di monitoraggio”.
“Dati che stridono con la narrazione all’insegna del tutto a posto madama marchesa raccontata martedì scorso in Consiglio regionale dall’Assessore Latronico” -sottolinea Vizziello-” che probabilmente non ha piena contezza degli enormi deficit della nostra regione in tema di personale sanitario”.
“I numeri pubblicati da Agenas e dalla Ragioneria Generale dello Stato sulle carenze di medici, infermieri e delle altre professioni sanitarie in Basilicata” -conclude Vizziello-“sono la fonte di tutte le criticità della sanità lucana, dalle lunghe liste d’attesa all’elevata migrazione sanitaria, dal sovraffollamento dei pronto soccorso alla precarietà di condizione di anziani non autosufficienti e malati cronici, perché nessun investimento in macchinari innovativi o nuove strutture sanitarie garantisce un rendimento paragonabile all’investimento nelle risorse umane”.

