Il Presidente di AMSCIL, Dott. Antonio Pagano, risponde alle dichiarazioni dell’Assessore Cicala apparse sulla stampa all’esito dell’incontro del 3 settembre: «Non vi può essere reale collaborazione né valorizzazione della filiera se l’Amministrazione Regionale e l’ALSIA continuano a violare le leggi sulla trasparenza, a escludere dalla Commissione d’Esame rappresentanti delle associazioni micologiche e agricole e, nelle aule giudiziarie, a definire “dannosa” la libera cerca per giustificare la privatizzazione di 143 ettari di foresta protetta».
Matera, 5 settembre 2026 – In merito alle dichiarazioni istituzionali diffuse all’esito dell’incontro del 3 settembre presso il Dipartimento Politiche Agricole — oggetto di riscontro anche sulla stampa regionale cartacea —, l’Associazione AMSCIL APS-ETS (Associazione Micologica Sostenitori Cultura Idnologica Lucana), in persona del suo Presidente e legale rappresentante Dott. Antonio Pagano, ritiene doveroso fornire alla redazione di SassiLive, ai suoi lettori e a tutti i cittadini lucani una ricostruzione dei fatti puntuale, veritiera e rigorosamente documentata.
«Abbiamo letto con vivo stupore i continui proclami dell’Assessore Carmine Cicala in merito a una presunta “condivisione”, “leale collaborazione” e “costruzione di una filiera partecipata” che non sia scritta chiusi negli uffici – dichiara il Presidente Pagano –. Si tratta di una narrazione suggestiva ma radicalmente smentita dalla realtà oggettiva dei documenti d’ufficio e dei procedimenti giudiziari pendenti. Dietro le parole di facciata sulla promozione del tartufo lucano, si cela un persistente “muro di gomma” burocratico che mira a estromettere la componente micologica e agricola indipendente e ad avallare l’a concessione di 143,38 ettari di bosco litoraneo protetto ad un unico ente regionale, a danno dell’economia locale e dei raccoglitori storici» [57].
Al fine di ristabilire la verità dei fatti, AMSCIL evidenzia le quattro macroscopiche criticità e contraddizioni procedurali, ecologiche e normative che l’Amministrazione Regionale e l’ALSIA continuano a sottacere all’opinione pubblica:
1. Il paradosso della “Collaborazione” smentito dall’Esclusione e dal diniego degli atti
Il proclama politico: L’Assessore dichiara di voler costruire le regole “attraverso il confronto con chi conosce il bosco, pratica la cerca e vive quotidianamente i territori”.
La realtà dei documenti: L’Associazione AMSCIL, l’unica associazione micologica del Terzo Settore iscritta al RUNTS che storicamente organizza corsi formativi in Basilicata e detiene il riconoscimento quinquennale della tartufaia coltivata di Filiano, è stata deliberatamente estromessa dalla Commissione d’Esame per il rilascio dei tesserini abilitativi (nomina disposta con Determinazione Dirigenziale n. 1247 del 5 dicembre 2025).
In palese violazione dell’art. 5 della L.R. n. 35/1995, la Regione ha nominato una Commissione composta esclusivamente da propri dipendenti interni, escludendo i rapprentanti delle associazioni micologihe indipendenti e i rappresentanti del mondo agricolo.
Inoltre, dinanzi alle reiterate istanze di accesso avanzate da AMSCIL per verificare la regolarità delle prove d’esame del 2025 e i relativi quiz, l’Ufficio Foreste ha opposto sistematici dinieghi e ostruzionismo, giungendo a disattendere il parere vincolante del Difensore Civico Regionale (provv. n. 5102/C del 16.09.2025) che ordinava l’ostensione dei verbali della Commissione.
2. La privatizzazione di 143 ettari di foresta demaniale protetta senza V.Inc.A.
Il proclama politico: Si parla di “tutela della risorsa” e “sostenibilità” e di un ruolo scientifico dell’ALSIA.
La realtà dei documenti: Con Decreto n. 96 del 21 aprile 2026, il Presidente della Giunta ha riconosciuto in favore dell’ALSIA una tartufaia controllata di ben 143,38 ettari (suddivisa in 32 particelle catastali interamente boscate) nei territori costieri di Pisticci e Scanzano Jonico. Tale area ricade interamente all’interno di tre Zone Speciali di Conservazione (ZSC) della Rete Natura 2000 della provincia di Matera:ZSC Foce Agri
ZSC Foce Cavone
ZSC Foce Basento
L’Ufficio Compatibilità Ambientale della Regione Basilicata, con nota prot. 123815/23AH del 12 giugno 2026, ha certificato ufficialmente per iscritto che per tale massiccio intervento in aree protette non è mai stata istruita né rilasciata alcuna Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.).
Mentre l’Assessore parla di sostenibilità, il D.P.G.R. n. 96/2026 autorizza l’esecuzione di un invasivo “Piano colturale” quinquennale che prevede spalcature, diradamenti forestali e recinzioni in un ecosistema fragilissimo e dunale, senza alcun preventivo scrutinio scientifico.
3. Lo scontro sul sopralluogo dei Carabinieri Forestali
Il D.P.G.R. n. 96/2026 attesta solennemente che i militari del Comando Stazione Nucleo Forestale di Scanzano Jonico avrebbero partecipato al sopralluogo congiunto del 27 marzo 2026 di validazione dell’area.
La smentita ufficiale dell’Arma: Con nota ufficiale del 19 maggio 2026 (prot. 33/42-1/2026), il Comando di Scanzano Jonico ha smentito categoricamente la circostanza, dichiarando per iscritto che “nessun militare appartenente a questo Reparto ha partecipato, a qualsiasi titolo, a sopralluoghi o verifiche tecniche”.
La stessa Responsabile della Prevenzione della Corruzione e Trasparenza (RPCT) della Regione Basilicata, con nota prot. n. 175304 del 13 agosto 2026, ha dovuto prendere atto della smentita dei Carabinieri, definendo l’attestazione del sopralluogo nel decreto presidenziale come una mera “locuzione lessicalmente impropria” . AMSCIL ritiene che in un decreto presidenziale di autorizzazione la corrispondenza dei presupposti istruttori alla realtà storica dei fatti costituisca un limite di legittimità invalicabile.
4. La clamorosa contraddizione: per l’ALSIA la “libera cerca” arreca “depauperamento biologico”
Questo è l’elemento politicamente e socialmente più grave e contraddittorio che i raccoglitori lucani e i Comuni del Materano devono conoscere. Mentre l’Assessore Cicala convoca formalmente i Sindaci e gli operatori proclamando il rispetto e il sostegno a chi esercita l’attività sul territorio, l’ente strumentale della Regione, l’ALSIA, nelle memorie formali depositate dinanzi al TAR Basilicata in data 24 luglio 2026, attacca esplicitamente la “libera cerca” dei tartufai lucani.
Nel documento giudiziario, l’ALSIA dichiara testualmente che la riserva esclusiva di 143 ettari sottratta alla collettività si rende indispensabile proprio per:«[…] salvaguardare la biodiversità, prevenendo i fenomeni di grave depauperamento biologico intrinseci alla raccolta indiscriminata evocata sotto la dicitura di “libera cerca”».
La contraddizione è insanabile: la Regione Basilicata celebra i raccoglitori e i territori sui media, mentre nei tribunali della Repubblica qualifica l’attività dei raccoglitori lucani come fonte di “grave depauperamento biologico” al fine di giustificare l’esclusione della libera cerca e la blindatura dei boschi demaniali in favore dell’ALSIA.
I procedimenti giudiziari non sono “singole questioni amministrative”
AMSCIL respinge fermamente il tentativo dell’Assessore di isolare le azioni giudiziarie in corso definendole “procedimenti distinti rispetto alla programmazione del settore”. «I nostri ricorsi al TAR Basilicata (R.G. 117/2026 e R.G. 256/2026) e l’esposto penale pendente presso la Procura della Repubblica di Potenza non sono ostacoli tecnici, ma la diretta conseguenza di una gestione amministrativa che sembra aver violato i binari della legalità e della trasparenza – conclude il Presidente Antonio Pagano –. L’Assessore non può pretendere di programmare il futuro del comparto con chi compie gravi abusi amministrativi o definisce i raccoglitori lucani come dei “depauperatori biologici” per giustificare la privatizzazione delle nostre foreste costiere».
L’Associazione AMSCIL ribadisce che la propria indisponibilità a partecipare a tavoli di concertazione di facciata rimarrà ferma sino a quando la Regione Basilicata non provvederà, in via di autotutela, all’annullamento degli atti viziati (D.D. 1247/2025 e D.P.G.R. n. 96/2026), ripristinando una Commissione d’Esame mista, conforme alla legge, e assoggettando la Tartufaia dell’ALSIA alla preventiva e obbligatoria Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) a tutela del demanio boschivo di tutta la comunità.

