Il Gruppo Consiliare San Fele Futura contesta la proposta presentata in Consiglio Comunale per il progetto di adeguamento e messa in sicurezza per la strada San Fele-Rapone. Di seguito i particolari.
Come gruppo consiliare San Fele Futura, sentiamo il dovere di riportare la discussione sulla strada San Fele-Rapone entro i binari della realtà, sottraendola alla nebbia della propaganda che sembra aver contagiato l’amministrazione Sperduto.
L’oggetto del contendere è la Proposta di Consiglio n. 14 del 20 marzo 2026: un progetto di “adeguamento e messa in sicurezza” da 4 milioni di euro a valere sui fondi FSC 2021-2027 (Linea di Azione FSCRI_RI_2370). Un’occasione storica, sia chiaro, ma che rischia di trasformarsi nel “capolavoro” della miopia amministrativa.
Il punto nevralgico è di una semplicità disarmante: lo schema di accordo di programma approvato vede coinvolti l’EIPLI (ente proprietario), il Comune di Rapone (capofila) e quello di San Fele.
La Provincia di Potenza, ovvero l’unico ente con le spalle abbastanza larghe per gestire un’arteria di montagna, è la grande assente.
In aula abbiamo chiesto un rinvio di pochi giorni, o anche solo di poche ore, per un motivo di elementare prudenza politica: coinvolgere formalmente la Provincia sin dalla fase genetica dell’opera. Ci è stato risposto con un muro di gomma, agitando lo spauracchio della “perdita del finanziamento”. Una affermazione priva di fondamento: un rinvio tecnico di qualche giorno, volto a blindare l’accordo con l’ente intermedio, non avrebbe minimamente compromesso i termini dell’avviso Regionale.
La verità è un’altra…
Perché questo coinvolgimento era, ed è, vitale?
Perché se la Provincia non viene inserita oggi nel processo decisionale e nella convenzione, non esiste alcuna certezza giuridica o impegno politico che accetti la “provincializzazione” della strada a lavori ultimati.
Senza questo passaggio, i 10 chilometri di asfalto, di cui circa 8 km di competenza del comune di San Fele, che arrivano a quota 1.000 metri resteranno sul “groppone” del nostro bilancio.
Tradotto per i cittadini: chi pulirà la neve? Chi riparerà le buche? Chi interverrà dopo ogni smottamento?
Gestire direttamente una strada montana significa assumersi oneri di manutenzione ordinaria e straordinaria insostenibili per un piccolo ente.
Basta guardare lo stato comatoso e indecente in cui versano la stragrande maggioranza delle strade che il Comune ha già oggi in carico per capire che stiamo facendo un errore madornale. Aggiungere altri 8 km di criticità a un catalogo di inefficienze già saturo non è coraggio, è azzardo sulla pelle e sulle tasche dei cittadini.
A questo si aggiunge un dubbio fondato sulla capacità operativa. La storia recente racconta di un ufficio tecnico che, per un intervento idrico di soli 243.000 euro nelle contrade Fondone e Palazzuolo, ha ritenuto necessario affidarsi ad Acquedotto Lucano, con il risultato di un progetto rimasto al palo per oltre cinque anni.
Con quale logica si pretende oggi di gestire un appalto da 4 milioni di euro (CUP: H35F25000820001) che deve rispettare i cronoprogrammi rigidissimi dell’Avviso Regionale?
Il rischio di veder revocato il finanziamento per incapacità procedurale è una possibilità concreta, scritta nero su bianco nelle norme.
In ogni caso seguiremo passo passo e pagina per pagina l’evolversi delle fasi di progettazione, affidamento ed esecuzione dei lavori…
Rifiutare un confronto di pochi giorni con la Provincia, con la scusa infondata dell’urgenza, è un atto di superbia politica che San Fele pagherà domani, quando le luci dei riflettori si saranno spente e resteranno solo le buche, la neve e un Comune che non saprà a chi chiedere aiuto.

