Matera 2026, Bennardi (M5S): “Un’occasione mancata per il coraggio e la pace. La maggioranza volta le spalle alle associazioni e al diritto internazionale.” Di seguito la nota integrale.
“Provo una profonda amarezza, non come consigliere d’opposizione, ma come cittadino e come chi da sindaco ha creduto e lavorato alla candidatura di Matera a Capitale Mediterranea della Cultura e del Dialogo 2026. Nel Consiglio Comunale di lunedì si è persa l’occasione di dimostrare che Matera non è solo una cornice scenografica, ma una città che ha il coraggio di farsi voce di pace in un Mediterraneo insanguinato.” Con queste parole Domenico Bennardi, già Sindaco di Matera e attuale consigliere comunale, commenta l’esito della seduta consiliare di lunedì scorso, dove il suo Ordine del Giorno, che recepiva l’appello-manifesto sottoscritto da 69 associazioni cittadine, è stato bocciato dalla maggioranza. Un esito che ha spinto Bennardi ad astenersi sul documento finale approvato dall’aula, ritenendolo insufficiente e svuotato della necessaria forza etica e politica.
Secondo Bennardi, la maggioranza ha scelto di non decidere, di non prendere una posizione e di respingere le istanze delle associazioni materane, e questo di per sé rappresenta un indebolimento strutturale dell’idea originale di Matera 2026 che prevede partecipazione e condivisione. Il consigliere sottolinea come, in un momento in cui il Mediterraneo è afflitto dal conflitto israelo-palestinese, sarebbe stata necessaria una decisione politica coraggiosa, coerente con l’impegno già assunto dal Consiglio per il riconoscimento dello Stato di Palestina. Non coinvolgere soggetti che promuovano politiche di occupazione, apartheid o violazioni dei diritti umani significa, per Bennardi, scegliere l’ambiguità e tradire la storia millenaria, antifascista e pacifista di Matera.
Altrettanto grave, secondo l’ex Sindaco, è la mancata accettazione di un metodo di lavoro basato sulla co-programmazione e co-progettazione permanente disciplinato dall’Art. 55 del Codice del Terzo Settore. Invece di valorizzare le competenze artistiche, sociali e civiche del territorio lucano attraverso un processo partecipativo reale, si è preferito un modello che rischia di restare calato dall’alto, ignorando il protagonismo della società civile e dei cittadini attivi che si erano espressi con forza attraverso il manifesto delle 69 sigle. Questo approccio trasforma quello che dovrebbe essere un laboratorio di dialogo mediterraneo in un evento di facciata, privo di quel radicamento democratico necessario per lasciare un’eredità duratura alla comunità.
L’amarezza di Bennardi tocca infine il senso profondo del titolo conquistato, chiedendosi con rammarico se Matera meriti davvero questo riconoscimento se non è capace di agire come un modello di città che vuole creare ponti attraverso le arti e la cultura, contrapponendosi alle politiche di armamento e a governi complici di ciò che sta subendo il popolo palestinese. Vincere un titolo è un merito collettivo nato da una visione precisa, ma onorarlo richiede la coerenza e il coraggio di non svendere l’identità cittadina per opportunità politica-partitica. Per queste ragioni, Bennardi assicura che il suo impegno al fianco delle associazioni continuerà con determinazione, affinché Matera 2026 non diventi un’occasione persa per la coerenza, la dignità e il diritto internazionale.

