Rifondazione Comunista Basilicata: “Dopo lo sciopero generale del 22 settembre, per la fine del genocidio in Palestina, per il no al riarmo, continuare la mobilitazione”. Di segiuto la nota integrale inviata da Luca Sardone, segretario regionale PRC-SE-Basilicata.
Lo sciopero generale indetto dal sindacalismo di base ha portato in piazza lavoratori, studenti e tante cittadine e cittadini in tutta Italia, manifestanti che chiedono al governo Meloni di sospendere tutti gli accordi commerciali e militari con Israele e di far seguire alle dichiarazioni le azioni corrispondenti per assicurare la buona riuscita dell’azione umanitaria capitanata dalla Global Sumud Flotilla. Un grande movimento di massa ha bloccato porti, autostrade, tangenziali, ferrovie, città. Al grido di Palestina libera una marea di bandiere palestinesi hanno sventolato anche a Potenza e Matera, le immagini strazianti e le notizie insopportabili del genocidio che continuano ad arrivare dai territori occupati in Palestina giorno dopo giorno sono all’origine di una rivolta morale che non può essere messa a tacere, l’indignazione è sfociata in rivolta, pacifica, radicale e diffusa. Essendo l’Italia il terzo paese dopo Germania e USA per fornitura di armi allo stato sionista d’Israele, la corresponsabilità degli apparati istituzionali e delle realtà produttive e logistiche è innegabile e va fermata subito. Bisogna disfare i piani di riarmo che invece di creare sicurezza e lavoro ci prospettano un futuro di atrocità, i circa 6 miliardi in più, ogni anno per i prossimi 10 anni, per mantenere l’impegno preso in sede NATO, di spesa pubblica nel settore bellico al 5% del PIL, ci consegna un’altra certezza, i piani di riarmo li paga il cittadino, mentre gli affari li fanno i privati, si aggraverà la mancanza di fondi per le politiche sociali, dalla sanità all’istruzione, dal contrasto ai cambiamenti climatici allo spopolamento delle aree interne. Le classi dominanti occidentali ci dicono che il nemico è qualcuno che sta fuori, che ci vorrebbe invadere, conquistare, quando il nemico è la politica del privato a discapito del pubblico, nemici sono le multinazionali che non pagano nemmeno un euro di tasse mentre fatturano miliardi. Se davvero vogliamo salvare i palestinesi, i gazawi, i sudanesi, gli yemeniti e tutti gli altri popoli che soffrono a causa di conflitti armati dobbiamo lottare contro i padroni qui da noi. La verità storica fa male, ma non si può eludere. È dal 1500 che il colonialismo occidentale rapina con le armi ricchezze in tutto il mondo. Dobbiamo continuare a lottare per sconfiggere il governo criminale d’Israele che tratta i palestinesi come se non fossero umani. Dobbiamo batterci contro il riarmo che produce morte per i popoli e ricchezza per gli straricchi. Dobbiamo usare le risorse pubbliche per migliorare la vita di tutte e tutti.

