L’UE sospende i fondi alla Basilicata, Gambardella (Ora Basilicata): “Cittadini e imprese pagano il prezzo dell’inefficienza. Serve responsabilità, trasparenza e competenza”. Di seguito la nota integrale.
La recente decisione della Commissione europea di sospendere i pagamenti alla Regione Basilicata nell’ambito del Programma Regionale FESR FSE+ 2021-2027 rappresenta un fatto grave, che non può essere né minimizzato né strumentalizzato. L’apertura di una procedura ai sensi dell’art. 96 del Regolamento (UE) 1060/2021 impone una riflessione seria, responsabile e orientata al futuro.
Il regolamento europeo 1060/2021 stabilisce le norme comuni per la gestione dei fondi strutturali e di investimento, tra cui FESR e FSE+, con l’obiettivo di garantire che le risorse europee siano utilizzate in modo efficace, trasparente e finalizzato allo sviluppo reale dei territori. L’articolo 96, nello specifico, prevede che la Commissione possa sospendere i pagamenti qualora emergano gravi carenze nei sistemi di gestione e controllo, violazioni delle norme sugli appalti pubblici o utilizzi impropri dei fondi.
È esattamente ciò che è accaduto. Le verifiche condotte dagli ispettori europei hanno evidenziato criticità significative: finanziamenti richiesti per opere già realizzate, in contrasto con il principio fondamentale di addizionalità delle risorse europee; procedure di affidamento degli appalti non conformi alle regole della concorrenza; sistemi amministrativi incapaci di garantire trasparenza e parità di accesso alle imprese.
Questi elementi, oltre a costituire una violazione normativa, producono conseguenze economiche e sociali rilevanti. Il blocco dei pagamenti per almeno sei mesi mette in difficoltà imprese che avevano legittimamente fatto affidamento su risorse già approvate, compromette investimenti in corso e rischia di avere ricadute dirette sull’occupazione e sul reddito di molte famiglie lucane.
Non possiamo limitarci a indignarci o a cercare capri espiatori. È necessario comprendere fino in fondo cosa non ha funzionato. Le regole europee in materia di fondi strutturali sono chiare e ben note: le procedure di appalto devono essere aperte, trasparenti, competitive e non discriminatorie; i progetti devono essere nuovi, coerenti con gli obiettivi di sviluppo e adeguatamente monitorati; i sistemi di controllo devono prevenire irregolarità, non rincorrerle.
Negli ultimi anni, anche attraverso il supporto del portale nazionale della Politiche di Coesione, sono stati messi a disposizione strumenti, linee guida e percorsi formativi proprio per rafforzare la capacità amministrativa delle regioni. Questo rende ancora più incomprensibile quanto accaduto.
Noi di ORA, come forza politica di centro, riteniamo che la risposta non possa essere né demagogica né conservativa. Serve una svolta concreta su tre direttrici fondamentali.
La prima è la responsabilità amministrativa. Chi ha sbagliato deve risponderne, ma soprattutto devono essere corrette immediatamente le procedure e rafforzati i sistemi di controllo interno.
La seconda è la competenza. La gestione dei fondi europei richiede professionalità elevate, aggiornamento continuo e una selezione del personale basata sul merito. Non è più tollerabile che inefficienze e impreparazione mettano a rischio il futuro della regione.
La terza è la trasparenza. Tutti i processi di assegnazione delle risorse devono essere pienamente tracciabili e accessibili, per garantire fiducia alle imprese e ai cittadini.
Questa vicenda deve rappresentare un punto di svolta. La Basilicata non può permettersi di perdere opportunità di sviluppo per errori evitabili. I fondi europei non sono una rendita, ma uno strumento strategico per costruire crescita, occupazione e coesione sociale.
Oggi più che mai serve una classe dirigente all’altezza delle sfide. Non bastano dichiarazioni o corsi di formazione: servono risultati, rigore e una visione chiara del futuro della nostra regione.
La Basilicata ha tutte le potenzialità per crescere. Ma per farlo, deve prima dimostrare di saper rispettare le regole e valorizzare le competenze.

