L’identità politica dei cattolici è problema o una risorsa? Riflessione di Pierluigi Diso sull’esperienza culturale e politica dei cattolici. Di seguito la nota integrale.
In alcuni articoli ospitati su questo giornale telematico ho cercato di ricordare il cattolicesimo politico italiano, il partito che non c’era e che poi è stato usato e consumato, ma quello che nella liquidità dei partiti è finito da tempo è la Democrazia Cristiana, il partito che voleva rappresentare l’unicità dei cattolici in politica. Ciò non vuol dire che non ci sono o non possano presto nascere iniziative politiche, con un netto richiamo all’ispirazione cristiana e che si collochino, addirittura, in entrambe le aree del bipolarismo italiano: basta non fare come la Margherita, un’unione di partitini ed il cui nome non diceva nulla, tanto che poi ha dovuto confluire nel PD. I cattolici hanno dato un contributo notevole alla democrazia in Italia, mentre la sinistra li ha considerati la stampella da accogliere in casa loro, solo per fare numero e recentemente li ha messi in soffitta. Come nel dopoguerra e come già per Sturzo, anche oggi ci si rende conto che una proposta dei cattolici in politica dev’essere sostenuta in un contesto così difficile e non fare come Dossetti che si rese conto dell’assenza di un autentico cattolicesimo politico e sociale e abbandonò l’idea. Oggi bisogna ripercorrere quella strada e non lasciare che lo facciano altri. Occorre recuperare quel retroterra che non guarda più alla politica e alle istituzioni come luogo nobile per un concreto impegno per gli altri. Negli ultimi anni abbiamo assistito a gruppi di cattolici o che si professavano tali in politica, forse solo per contribuire ad una loro visibilità. Questi movimenti sono già abbastanza potenti ed organizzati, alla pari con le istituzioni locali, leggasi la Comunità di Sant’Egidio, di cui la Chiesa si serve e che a sua volta si serve della Chiesa, così come altra realtà nel nostro territorio. Saranno pure delle minoranze, ma attive nel collegare la base del cattolicesimo popolare con i vertici della politica. Eppure adesso il popolo è cresciuto, è più istruito, tanto che il voto di opinione è più importante di una volta, anche se manipolabile. Ecco la necessità di superare una politica angusta senza più una forte ispirazione etica e culturale, incapace di accompagnare e dirigere le trasformazioni locali e nazionali. Ecco il ritorno alla Rerum Novarum di Papa Leone XIII e alla Evangeli Nuntiandi di Papa Paolo VI. Se la questione dell’identità dei cattolici in politica è ancora un problema aperto, allora è il momento giusto per recuperare il tessuto etico di base e costruire il futuro, anzi la casa. In un momento come quello attuale, in una democrazia dell’alternanza la Chiesa e la presenza cattolica nel suo insieme non possono assumere caratteri di parte dal punto di vista degli schieramenti partitici, ormai liquidi. Ma il loro compiuto nel civile e nel politico non cessa, anzi si accentua, ma su un piano diverso, quello della ricostruzione delle riserve etiche della democrazia. Un partito dei cattolici dev’essere un partito fra i partiti, aspirante e concorrente con gli altri alla conquista del “non voto”, del voto e del voto cattolico in particolare. I cattolici sono “sale e lievito” come ha detto ieri Don Ben, il nuovo arcivescovo di Matera, e saranno liberi nella loro responsabilità di cittadini di orientare il loro consenso. Dopo cinquant’anni di esperienza politica da protagonista, l’Italia cattolica è alla ricerca di un’identità cristiana anche per la rappresentanza. L’identità politica dei cattolici italiani è un problema aperto per ricercare una forma più alta di democrazia, ove il contributo cattolico caratterizzi le istituzioni e torni ad essere riconosciuto il valore di istituzioni autorevoli. E’ questo quello che sta uscendo fuori anche da confronti e dibattiti che da mesi ormai si svolgono in giro per l’Italia, senza lasciar spegnere le grandi illusioni e trovare le ragioni della fine di una grande esperienza partitica come la Democrazia Cristiana. Se anche dall’ultima consultazione elettorale materana sono uscite fuori esigenze, nostalgie e speranze, vuol dire che sta emergendo adesso la domanda sul “che fare”. La complessità in cui viviamo richiede nuove mediazioni e nuove elaborazioni, accompagnate da momenti di eccessivo scoraggiamento a quelli di presunzione di autosufficienza che conducono i cristiani a dover fare i conti con le condizioni generali della politica e del governo cittadino e nazionale. Occorre misurarsi con gli eventi e cercare di capire quello che è accaduto o sta per accadere. Serve una forza politica capace di una modernizzazione intelligente sui capisaldi della solidarietà e dell’unità del popolo italiano, tra il messaggio evangelico e la storia. Ecco la necessità delle fondamenta per costruire una nuova casa: non può determinarsi a priori la superiorità di questo o di quel partito cattolico, come non è pensabile che si possa far nascere dall’alto un nuovo soggetto politico, trascurando anche il limite delle precedenti forme di partito.

