E’ sotto gli occhi di tutti la lenta eutanasia della pineta del Metapontino, poco importa che quegli alberi sono l’ultimo polmone verde, e uno degli ecosistemi costieri più importanti dello Ionio.
Il Demanio regionale e gli organi di governo, invece di curare gli alberi preferiscono lasciarli ad una lenta agonia, nel mentre aumentano le concessioni dei lidi senza che venga imposta una puntuale tutela del patrimonio arboreo.
I beni in concessione restano sempre pubblici e come tali vanno intesi, sono patrimonio di tutti.
Servono prescrizioni puntuali a tutela degli alberi e un percorso democratico e partecipato per la loro tutela e non abbattimenti unilaterali.
Ci si chiede perché gli Enti competenti, a partire dal Demanio regionale e dagli altri Organismi preposti alla tutela del patrimonio forestale, non intervengano con maggiore decisione attraverso attività di prevenzione, manutenzione e cura, anziché limitarsi a gestire le emergenze quando gli alberi risultano ormai compromessi e soprattutto la certificazione della compromissione non può essere unilaterale.
Serve un piano annuale che coinvolga i lavoratori tutto l’anno per la tutela di questo immenso patrimonio che può generare una sana economia circolare e una stabile occupazione.
Desta inoltre interrogativi e preoccupazione il fatto che, nelle aree oggetto di concessione, pare che numerose piante vengano dichiarate secche, pericolanti o colpite dalla processionaria e quindi destinate all’abbattimento. È legittimo chiedersi se siano state realmente valutate tutte le possibili alternative di recupero attraverso adeguati interventi agronomici e di cura.
Altrettanto importante è comprendere quale sia il ruolo dei soggetti coinvolti nei procedimenti autorizzativi: dagli enti che rilasciano le concessioni, alle amministrazioni comunali che autorizzano gli interventi, fino agli organi di vigilanza. La condivisione delle decisioni è fondamentale per garantire la tutela di un bene collettivo.
In questi giorni , a quanto ci risulta da segnalazioni di cittadini e associazioni, è stato realizzato un parcheggio privato all’interno della pineta, nelle immediate vicinanze del più grande parcheggio pubblico di Marina di Nova Siri.
Sarà tutto in regola, sicuramente i concessionari avranno tutte le autorizzazioni, ma un dubbio nasce spontaneo era proprio necessario fare un altro parcheggio?
E ancora, resta una domanda che riteniamo doveroso approfondire attraverso l’accesso agli atti: le piante che pare siano state rimosse, e attualmente depositate nella vicina area demaniale, erano effettivamente tutte instabili, malate o non recuperabili mediante le ordinarie pratiche di cura forestale e le migliori tecniche di cura? Soprattutto chi certifica lo stato di effettivo ammaloramento? E perché non c’è un contraddittorio con le associazioni?
La cura degli alberi è garantita dalla costituzione e la certificazione dell’ammaloramento non può avvenire in modo unilaterale, ma urge un percorso condiviso.
La pineta jonica del Metapontino, tra Pisticci e Scanzano Jonico, è stata riconosciuta come la più grande tartufaia controllata d’Europa, con circa 143 ettari di bosco demaniale attraverso un percorso amministrativo che va approfondito e soprattutto non può passare in secondo piano la necessità di salvaguardare il patrimonio arboreo esistente.
Cosa vogliamo fare degli alberi che ci sono, privatizzeremo l’area perché gli organismi regionali non possono occuparsene? Qual è la strategia della Regione per la gestione e la valorizzazione di quest’area? Come si intende garantire la conservazione della pineta?
A ciò si aggiungono criticità ormai note da anni: l’erosione della costa, la risalita del cuneo salino nelle falde, il ridotto apporto di sedimenti e acqua dolce dovuto agli sbarramenti sui fiumi, gli incendi che hanno devastato ampie porzioni del bosco e gli effetti sempre più evidenti dei cambiamenti climatici. Chi paga i danni degli incendi e i danni climatici? Sono problemi che richiedono una programmazione seria e interventi strutturali. Basta spot elettorali. La cura della pineta è centrale per la transizione ecologica e va fatta tutto l’anno anche per garantire un lavoro stabile ed evitare danni alla comunità.
Sono anni che le Associazioni Ambientaliste chiedono a gran voce di essere coinvolte in un progetto di salvaguardia di questo bene comune di tutti.
Noi come Europa Verde AVS non staremo a guardare, vogliamo capire se c’è una strategia o tutto è casuale, per questo motivo inoltreremo agli organi competenti formale accesso agli atti.

