Il capogruppo socialista: “Riconosciamo gli investimenti e le opere che avanzano, ma non si può chiamare rivoluzione ciò che ancora non ha colmato il divario della Basilicata. Alta Velocità, collegamenti, strade e TPL restano questioni aperte. Serve maggiore sobrietà negli annunci e una Regione capace di governare le proprie scelte”.
“È questo il tema che ho affrontato nella seduta del Consiglio regionale dedicata alle infrastrutture – dichiara il capogruppo socialista Antonio Bochicchio – la Basilicata ha davanti una stagione importante di investimenti e sarebbe sbagliato non riconoscere le opere che avanzano e i risultati raggiunti, ma sarebbe altrettanto sbagliato confondere un finanziamento, una VIA, un progetto o l’avanzamento di un cantiere con il risultato finale. Il nostro problema resta un divario infrastrutturale che viene da lontano e che non è stato ancora colmato. Per questo le troppe rappresentazioni trionfalistiche di una presunta ‘rivoluzione delle infrastrutture’ stridono con la realtà quotidiana vissuta dai lucani, fatta ancora di collegamenti insufficienti, tempi di percorrenza troppo lunghi e servizi che presentano limiti strutturali”.
“Il caso delle ferrovie è emblematico – prosegue Bochicchio – la Basilicata non dispone oggi di una linea ad Alta Velocità propriamente detta. Gli interventi sulla Battipaglia-Potenza-Metaponto-Taranto, la Grassano-Bernalda e l’interconnessione della nuova AV/AC Salerno-Reggio Calabria con la linea storica sono importanti, ma resta il collo di bottiglia tra Romagnano e Potenza. Per questo chiediamo anche di sapere che fine abbia fatto il confronto sull’ipotesi di una connessione più diretta tra Potenza e la nuova direttrice dell’Alta Velocità verso il Vallo di Diano. Non difendiamo una soluzione precostituita, chiediamo che si valuti quale sia quella più efficace per agganciare realmente la Basilicata alla rete nazionale”.
“Ferrandina-Matera e Grassano-Bernalda sono opere fondamentali e bisogna fare tutto il necessario affinché venga rispettato l’obiettivo del 2028 – aggiunge – ma per Matera dobbiamo già porci il problema dei servizi, delle frequenze, delle coincidenze e del collegamento tra La Martella e la città. Anche sulla Potenza-Foggia la riattivazione della Potenza-Melfi è un risultato positivo, ma permangono criticità e una parte rilevante dell’offerta continua a essere garantita attraverso autobus sostitutivi. Molte di queste opere, inoltre, derivano da programmazioni avviate nelle precedenti stagioni politiche. Portarle a compimento è un merito, appropriarsene politicamente come se fossero nate oggi è un’altra cosa”.
“La stessa concretezza deve valere sulle strade – continua il capogruppo socialista – Basentana e Potenza-Melfi restano arterie sulle quali cantieri e limitazioni continuano a produrre disagi, mentre sul raccordo Sicignano-Potenza vanno riconosciuti i risultati raggiunti. Non contestiamo i lavori necessari alla sicurezza, chiediamo programmazione, coordinamento e tempi certi. Per un cittadino non esiste il singolo lotto o il singolo finanziamento, esiste il tempo necessario per raggiungere il posto di lavoro, un ospedale o una stazione. Per un’impresa conta poter raggiungere rapidamente un’autostrada, un porto o un mercato. È su questo che va misurata l’efficacia delle politiche infrastrutturali”.
“Su Matera non possiamo investire sulla ferrovia e lasciare irrisolto il collegamento stradale con la Basentana – osserva Bochicchio – il passo avanti sul bypass è importante, ma dopo le procedure servono finanziamenti, cantieri e scadenze. Lo stesso principio vale per la Salerno-Potenza-Bari, ogni avanzamento amministrativo è positivo, ma il risultato per i cittadini arriva quando l’opera viene realizzata”.
“Un’altra grande questione politica è il trasporto pubblico locale – sottolinea – la gara andata deserta, le proroghe e le difficoltà che hanno riguardato Potenza e Matera dimostrano che non possiamo continuare con soluzioni temporanee. La nuova gara deve partire da condizioni economiche aggiornate e non da riferimenti che risalgono in larga parte al 2015. Nel frattempo sono cambiati i costi dell’energia, dei carburanti, dei mezzi, della manutenzione e del lavoro. Serve soprattutto una governance regionale più forte. Non è accettabile che una parte così rilevante delle decisioni che riguardano la mobilità lucana dipenda da centri decisionali collocati fuori dalla Basilicata. È una questione di autonomia e capacità politica, la Regione deve programmare, controllare e pretendere che gli operatori rispondano alle esigenze dei lucani”.
“Anche sui collegamenti aerei occorre passare dalle possibilità a una strategia – prosegue Bochicchio – la Basilicata resta priva di un aeroporto civile. I passi compiuti sulla Pista Mattei e l’attenzione contenuta nel Piano nazionale degli aeroporti sono elementi positivi, ma dobbiamo stabilire funzioni, investimenti e tempi, valutando in una programmazione regionale anche il ruolo dell’aviosuperficie di Grumento Nova. Una regione che denuncia da decenni il proprio isolamento non può permettersi infrastrutture prive di una strategia complessiva”.
“Abbiamo bisogno di maggiore sobrietà – sottolinea il capogruppo socialista – la gente è stanca e delusa e si può continuare ad annunciare cose con i ‘faremo o daremo’ mentre la realtà quotidiana racconta ancora difficoltà profonde. Lo diciamo alla maggioranza, ma dobbiamo dirlo anche a noi stessi, la politica perde credibilità quando finisce per credere alla propria autopromozione. Le responsabilità tra chi governa e chi è all’opposizione sono diverse, ma tutti abbiamo il dovere di misurarci con la realtà”.
“Infine, c’è un’altra infrastruttura, immateriale, sulla quale la Basilicata deve recuperare rapidamente terreno – conclude Bochicchio – l’Intelligenza artificiale. L’approvazione da parte della Regione delle linee guida per il suo utilizzo nella Pubblica Amministrazione è un primo passo che va riconosciuto, ma la sfida è molto più grande. L’IA cambierà lavoro, redditi, organizzazione sociale e servizi. Dobbiamo costruire una vera architettura regionale capace di accompagnare cittadini, imprese e istituzioni, affinché le opportunità non siano riservate a pochi e i costi della trasformazione non ricadano sui più fragili. Il cambiamento non potrà essere fermato, la politica e la stessa società devono avere la capacità di gestirlo e anche di cambiare insieme al cambiamento”.

