Impianto biogas a La Martella, Periferie per Matera: il tempo della verità, non delle strumentalizzazioni. Di seguito la nota integrale.
C’è un tempo per il silenzio e uno per la parola. C’è un tempo per la testimonianza e uno per la propaganda. E poi ci sono i territori, che non chiedono visibilità, ma giustizia. Chi oggi, in campagna elettorale, scopre improvvisamente le ragioni del borgo La Martella, farebbe bene a chiedersi dove fosse quando quelle ragioni venivano ignorate, marginalizzate, addirittura respinte con fastidio da molti ambienti istituzionali, politici e anche culturali. Il caso dell’impianto di biogas non è solo una questione “tecnica”. È una questione di verità, di credibilità, di coerenza. E soprattutto, è una questione di rispetto per una comunità intera che ha dovuto alzare la voce, lottare e resistere, spesso in solitudine, per affermare un diritto elementare: essere ascoltata. Difendere oggi La Martella dal rischio di uno scempio ambientale, non è un gesto da rivendicare con clamore, né un tema da scoprire con sorpresa. È un impegno antico, profondo, quotidiano. Che Periferie per Matera, nelle persone che compongono la lista, ha assunto da tempo immemore, non per convenienza ma per convinzione. Non ci siamo accorti del problema leggendo una riga di agenzia. Non abbiamo atteso un segnale da Potenza per parlare. Non ci siamo mai nascosti dietro il linguaggio felpato della prudenza opportunista. E non abbiamo aspettato il palcoscenico elettorale per schierarci. Abbiamo camminato tra le strade del borgo, abbiamo guardato negli occhi i cittadini quando nessuno guardava, li abbiamo ascoltati e, senza clamore né proclami, abbiamo scelto di essere la loro voce. Lo abbiamo fatto quando non conveniva. Lo abbiamo fatto quando tutti gli altri voltavano lo sguardo altrove. Lo abbiamo fatto anche quando la nostra presenza era scomoda, non funzionale, non redditizia. Possibile che proprio ora vi accorgete di un problema che noi denunciamo da mesi? Quando era tempo di alzare la voce, molti hanno preferito sussurrare. Quando era tempo di scegliere, alcuni hanno delegato gli altri, o peggio, hanno sostenuto politicamente amministratori che l’insediamento di un impianto nocivo per la salute dei cittadini (peraltro a due passi dalle loro abitazioni) nella stessa area oggi al centro del dibattito, lo hanno addirittura promosso e avallato! In un tempo in cui ogni parola pesa, soprattutto quelle di chi ha avuto ruoli di vertice istituzionale e politico, le contraddizioni meritano spiegazione, non retorica. Oggi, mentre la storia viene riscritta a uso e consumo della propaganda, assistiamo a un tentativo maldestro – e forse tardivo – di accreditarsi come difensori dell’identità e della salute dei cittadini di La Martella. C’è una forma di coerenza, però, che si misura nel tempo: è la credibilità. E quella non si improvvisa, non si inscena a comando, non si comunica a mezzo stampa quando l’orologio elettorale comincia a ticchettare. I borghi, i rioni, i quartieri, non si barattano, non si citano, non si sfruttano. Si difendknoy, sempre. Con la testa alta, con le carte in mano, con il rispetto dovuto a chi abita questi luoghi, li custodisce, li ama e li ha visti troppo spesso dimenticati. Il nostro impegno è profondo e silenzioso. Non cavalca le onde dell’occasione, è quello di chi non ha bisogno di scoprire la sofferenza per riconoscerla. È quello di chi ha scelto di camminare, non di comparire. È quello di chi continuerà, anche domani, anche dopo il clamore, a costruire una città in grado di restituire centralità e dignità alle periferie, senza lasciarle ai margini. Per questo continueremo a difendere con fermezza l’identità delle periferie e la salute dei suoi abitanti, senza cedere a strumentalizzazioni né all’ipocrisia di chi oggi, dopo aver assistito inerte o complice, tenta di riscriverne la storia. A queste persone ricordiamo che la politica non è esercizio di equilibri linguistici, ma di scelte. E le scelte si fanno nel tempo opportuno, non quando conviene, ma quando è giusto.
La centralità dei cittadini non ha bisogno di paladini dell’ultima ora, e non è un semplice contorno della storia di Matera. È un principio. È una promessa. È una missione. È una linea che separa chi crede in una città giusta da chi la usa come strumento di ambizione personale. E noi, quella linea, non l’abbiamo mai attraversata.

