Grano canadese e glifosato, Bennardi (Associazione Città del Pane e del Grano) lancia l’allarme. “Difendiamo la salute dei cittadini e l’economia degli agricoltori lucani”. Di seguito la nota integrale inviata da Domenico Bennardi, Presidente Associazione Città del Pane e del Grano.
Il pane e il grano rappresentano il termometro della salute di una nazione e oggi quel termometro segna uno stato febbrile che non possiamo più ignorare. Come presidente dell’associazione città del pane e già sindaco di Matera sento il dovere di denunciare una situazione che sta portando al collasso il comparto cerealicolo della Basilicata e dell’intero Mezzogiorno. Non è più accettabile assistere passivamente all’arrivo massiccio di grano proveniente dal Canada nei nostri porti e sulle nostre tavole poiché parliamo di un prodotto che spesso non rispetta i nostri standard etici e sanitari essendo frutto di colture su cui è consentito l’uso del glifosato in fase di maturazione. Questa non è solo una minaccia alla salute dei cittadini ma un vero e proprio attacco frontale all’economia agricola lucana che subisce una forma di concorrenza sleale istituzionalizzata. Mentre ai nostri agricoltori imponiamo giustamente rigidi protocolli di sostenibilità e il divieto di utilizzare sostanze chimiche nocive in pre-raccolta permettiamo che il mercato sia inondato di materia prima straniera che costa meno solo perché segue standard ambientali infinitamente più bassi dei nostri. Stiamo svendendo il nostro oro biondo per favorire logiche di profitto che calpestano la qualità e la tradizione. Il grano duro è l’anima della Basilicata e se il prezzo del nostro prodotto viene livellato verso il basso dalle navi che attraccano nei porti nazionali le nostre aziende agricole saranno costrette a chiudere. Senza il grano delle nostre colline nostrane il pane di Matera IGP e le nostre eccellenze diventano gusci vuoti. Non è più il tempo dei soli slogan sulla sovranità alimentare ma servono politiche di tutela coraggiose con controlli sistematici e rigorosi sui residui chimici del grano d’importazione e una trasparenza totale in etichetta affinché il cittadino sappia se il pane che acquista è frutto della terra lucana o se arriva da un silo transoceanico. Come associazione città del pane non resteremo a guardare mentre il simbolo della nostra civiltà contadina viene sacrificato sull’altare del profitto industriale e chiediamo con forza contratti di filiera garantiti che assicurino un prezzo equo ai nostri cerealicoltori. Matera con il suo pane è il simbolo di una resistenza culturale che non può prescindere dalla dignità del lavoro e dalla tutela del territorio.

