Franco Vespe racconta la sua esperienza relativa al pellegrinaggio a Roma per il Giubileo 2025. Di seguito la nota integrale.
Su facebook ho fatto un accenno al mio pellegrinaggio giubilare a Roma. L’ho fatto condividendo un post sul compianto papa Ratzinger che rifletteva sulla crisi dell’Occidente e sulla multiculturalità. Ci sono stati alcuni, soliti commenti sarcastici in stile facebook e, siccome l’argomento l’ho ritenuto cogente e non adatto a fare Cabaret, ho cercato di dare una risposta seriamente argomentata ai miei amabili interlocutori di FB. Pare sia stato vano…anzi Vanni! Così lo replico a mò di articolo. Ratzinger quando parla di multiculturalità non si riferisce ad un confronto interno della Chiesa ma proprio ad un incontro fra popoli con religioni diverse, storie diverse, culture diverse. Un incontro come fu quello dei Re magi. I Re magi venivano da tre parti diverse del mondo e ognuno portava dei doni diversi. Questi doni non servivano per recitare astratti convenevoli e neanche solo per ingraziarsi il Signore; ma per scambiarli con gli altri, trafficarli, per provare odori nuovi, spinti dalla curiosità per le novità di cui il “diverso” era il portatore. Ma ancora non basta! Quello scambio, quel trafficare crea intesa, complicità, desiderio di costruire qualcosa di nuovo. Una cultura nuova dove sono si riconoscibili tutti gli ingredienti portati dai Re Magi, ma che diventa una nuova casa comune di una famiglia allargata. Ecco questo è il dialogo di cui parla Ratzinger e di cui parla la Chiesa da quando soffia il vento del Concilio Vaticano II. Ora il dialogo e lo scambio funziona se ognuno è portatore di doni, di proprie verità, di propri vissuti ed odori. Non funziona più se un Re Magio arriva con un sacco vuoto. Ratzinger era preoccupato proprio di questo. Un Europa che cancella la propria cultura, demonizza la propria storia, non fa pesare la sua arte, rinnega le sue radici greco-cristiane, è un malinconico otre vuoto che va ad un incontro con otri orgogliosamente pieni! Facendo gli otri vuoti (ma non lo siamo affatto!) i sentimenti possibili possono essere solo la resa o la paura. Con la resa non esercitiamo alcuna resistenza alla sostituzione culturale ed alla cancellazione delle nostre iconografie credendo che il solo rispetto delle regole di gioco ed una laicità iconoclasta possa essere una buona garanzia. E’ la forma di integrazione adottata dalla Francia e che ha prodotto i disagi nelle “Banlieue” magrebine di Parigi. La paura di essere invasi” invece ci fa rifiutare il confronto, rigettare la diversità, aborrire la contaminazione per scadere perfino in atteggiamenti razzisti o suprematisti. Ratzinger invece voleva un Europa colorata, orgogliosa della sua storia che va sorridente e speranzosa al confronto con le altre culture. Io questa Europa colorata l’ho rivissuta nella visita giubilare alle meravigliose basiliche romani grondandi di questa nostra meravigliosa cultura ed arte. L’ho incontrata nei volti dei tanti pellegrini provenienti da tutti gli angoli del mondo e di tutti i colori. Il confronto ed il dialogo deve invece avvenire all’insegna di una laicità colorata per la quale i simboli, i segni, le icone culturali e religiose degli altri popoli non siano cancellate ma poste l’una accanto alle altre. Culture che si incontrano con la determinazione che dal loro incontro possa esserci una sintesi di nuovi mondi! Cardini ci insegna che nel medioevo cultura islamica e cristiana non si siano poi scontrate, quando piuttosto vitalmente incontrate ed intrecciate. Nei miei giorni giubilari ho fatto il pieno non solo di bellezza, ma anche dei meravigliosi colori dei quali sono stati portatori i pellegrini provenienti da ogni angolo del mondo. In definitiva San Pietro sembra essere l’unico luogo in italia nel quale viene totalmente abbracciata e vissuta gioiosamente la multiculturalità.

