Franco Vespe: “Israele e Hamas, due facce della stessa medaglia”. Di seguito la nota integrale.
Ormai Israele la guerra contro Hamas l’ha persa almeno nei cuori dell’opinione pubblica mondiale, L’ha persa per quel brutale eccesso di legittima difesa che l’ha condotta a sterminare il popolo di Gaza. I morti non si contano più sotto gli atroci bombardamenti, ma quello che ferisce i cuori, è il grande dispendio di vite acerbe di cui si sta facendo strame e l’aver ridotto quella striscia di terra in un girone dell’inferno dove la maledizione della fame, morte e disperazione rende la vita li impossibile! Quello che sta facendo il governo Nethaniau in quella terra è davvero criminale e umanamente ingiustificabile. La sua mano deve essere fermata! Tutto il credito storico che dalla Shoah in poi, il popolo israeliano ha acquisito, è stato ormai criminalmente dissipato in questa ultima vicenda. Un credito che dopo la Shoah si era accresciuto con la creazione dello stato di Israele nel 1948 sancita dalla risoluzione ONU 181, che prevedeva la creazione di due stati per due popoli. La creazione dello stato di Israele fu fortemente voluto dall’Unione Sovietica. Dobbiamo far notare che gli ebrei nell’Unione Sovietica Staliniana non erano affatto eufemisticamente “tollerati”. Addirittura fu definita un area geografica nella Birobidzhan in estremo oriente, al confine con la Mongolia, dove gli ebrei Russi furono spinti a viverci come se fosse un vero e proprio Gulag a cielo aperto per gli Ebrei. L’idea tuttavia non ebbe alla fine molto successo. Per i Russi lo stato d’Israele poteva invece rappresentare un avamposto socialista da loro controllato per affermare la loro presenza in quell’area. Obiettivamente i migliori territori della Palestina (56%) furono assegnati al nuovo stato di Israele. Il rimanente al nuovo stato Palestinese che da li a poco, stando alla risoluzione, si sarebbe dovuto costituire. Immediatamente nel 1948, subito dopo l’abbandono della Gran Bretagna e l’insediamento dello stato di Israele, iniziò l’aggressione militare del mondo arabo con in testa Egitto, Siria, Giordania, Libano e Iraq. Obiettivo dell’attacco sostanzialmente era quello di buttare a mare il nuovo stato di Israele che fu invece sostenuto da Unione Sovietica, USA e Cecoslovacchia. Il cartello arabo voleva sostanzialmente istituire un unico stato Palestinese. In questa prima guerra paradossalmente Israele iniziò a rafforzarsi. La seconda fase della guerra scoppiò nel 56 con la crisi di Suez. Sostanzialmente Israele, Francia e Gran Bretagna fecero un accordo perché il canale di Suez tornasse sotto il controllo della Gran Bretagna dopo la nazionalizzazione di esso da parte dell’Egitto di Nasser. Il tentativo fu stoppato da Stati Uniti ed Unione Sovietica che si opposero all’operazione. Nel 1967 si giocò il terzo tempo di questa partita fra arabi ed Israeliani con la guerra dei 6 giorni. Fu un capolavoro dei servizi segreti israeliani che anticiparono l’attacco Siriano-egiziano-giordano. Il casus belli fu la chiusura agli israeliani dello stretto di Tiran. Fu nei fatti un’azione preventiva da parte israeliana militarmente ben congegnata che portò ad un deciso allargamento dei territori occupati da Israele: Israele conquistò la Cisgiordania, la Striscia di Gaza, il Sinai e le Alture del Golan, assumendo il controllo di territori abitati da un gran numero di arabi palestinesi. Gerusalemme Est fu unificata sotto Israele, che ne proclamò l’annessione, anche se mai riconosciuta dalla comunità internazionale. Proprio queste occupazioni sono ancora alla base dei conflitti a cui stiamo assistendo oggi. Una quarta fase fu la guerra del Kippur del 1973. Israele questa volta fu colta di sorpresa dagli attacchi a Sud nel Sinai dall’Egitto ed al Nord al confine con la Siria nel Golan. Ci fu il rischio questa volta che Israele finisse definitamente a mare. Solo molto faticosamente Israele riuscì ad addrizzare un conflitto che sembrava ormai perduto! Poi fecero seguito gli accordi di Camp David nel 1978 con i quali ci fu pace fra Egitto e Israele con consegna dei territori occupati. Tuttavia, come ben sappiamo, questi accordi, non hanno affatto placato quest’area che proprio in questi giorni sta vivendo una feroce quanto sanguinaria recrudescenza. E’ stata fatta questa breve storia dei conflitti in Palestina per dimostrare come lo stato d’Israele è stato continuamente ed incessantemente sotto attacco militare dal mondo arabo da 80 anni a questa parte con dei momenti acuti di crisi in cui i contendenti sono entrati in guerra aperta. La seconda, ancora più grave, è che ogni volta che c’è stato il riacutizzarsi del conflitto, a farne le spese sia stato sempre e soltanto il popolo Palestinese, costretto com’è stato a organizzare schiere di profughi in casa propria! C’è una grande Storia scritta dall’orgoglio e la volontà di potenza di Stati e grandi condottieri corazzati che, quando non funziona, scarica dolore e sangue sulle piccole storie quotidiane delle persone che vogliono vivere le proprie piccole, pacifiche avventure di vita. Golda Meir ebbe a dire che ci sarà pace solo quando l’amore per i propri figli prevarrà sull’odio per il nemico. Una paternità/maternità che deve estendersi a tutti i bambini di questo povero mondo. Questo odio lì sta criminalmente prevalendo. Prevale nei cuori del governo Nethaniau che bombardano quel girone dell’inferno che si chiama Gaza uccidendo tanti, troppi, decine di migliaia di bambini, tutti figli nostri! Bombarda dimostrando che la ragion di stato e la volontà di potenza supera l’amore di propri cittadini ancora nelle mani di Hamas. Prevale nei cuori di Hamas. Poteva attendersi una reazione di rappresaglia sul popolo che dice di voler proteggere dopo il 7 Ottobre e non ha fermato la sua mano. Il suo livore rivoluzionario non gli ha impedito di usare il suo popolo come scudo umano per proteggere i propri avamposti militari esponendoli al martirio. Non gli impedisce di razziare gli aiuti che arrivano al suo popolo che vengono centellinati con il contagocce pur di continuare ad avere il controllo militare di questo inferno. Chi scrive ritiene odioso che questa situazione così tragica venga letta unilateralmente, sia dall’una che dall’altra parte, senza cogliere la tragica complessità e le complessive responsabilità dei contendenti. Un esempio su tutti riguarda il riconoscimento dello stato della Palestina. Ma questo stato ahimè, oggi come oggi, da chi è rappresentato ? Non certo dall’Autorita Nazionale Palestinese che nei fatti non esiste più. L’unico residuo statuale viene rappresentato da Hamas che ancora governa i pochi francobolli di terra. Possibile che non sfiora la mente ai cosiddetti ProPal che sono assist dati, si spera almeno in buona fede, ad Hamas dal quale, fra l’altro perfino la lega araba ha preso nettamente le distanze. Lo ritiene un ostacolo insormontabile alla pace! Ma allora cosa fare? Nei momenti di crisi nell’area USA ed Unione Sovietica eccome che si facevano sentire! condizionando pesantemente i contendenti. La loro comune preoccupazione era quella che i conflitti non si dovessero allargare. Israele fu fermata, ripetutamente lanciata com’era verso Il Cairo o Damasco. La stessa Golda Mair nella guerra del kippur si dice che volle evitare di fare azioni preventive per non alienarsi il sostegno degli alleati. In questa fase forse e’ più efficace un feroce embargo di armi ad Israele piuttosto che verbosi e vaghi riconoscimenti di uno stato della Palestina. La Germania lo sta facendo. Sarebbe il caso che il governo italiano recuperi autonomia e segua le orme tedesche. Il riconoscimento Dovrà invece essere l’obiettivo primario una volta che quell’area sarà pacificata ed eliminate le tossine di Hamas. Purtroppo fino a quando Nethaniau e Hamas monopolizzeranno quello scenario non ci potrà essere pace! E’ fuori discussione che Israele dovrà restituire territori in cambio di pace. Era il teorema dei trattati di Camp David che oggi rimane ancora valido. Ma soprattutto l’amore per i propri figli dovrà soffocare l’odio per il nemico e non viceversa.

