Filcom Confsal Basilicata: “Dazi USA, Europa incerta e Basilicata senza rotta: l’urgenza di una visione industriale per il Mezzogiorno”. Di seguito la nota integrale inviata dal segretario generale Donato Rosa.
Mentre l’Unione Europea si appresta a fronteggiare la nuova offensiva dei dazi statunitensi sulle produzioni agroalimentari, l’Italia, culla della manifattura di qualità, vive un momento di vulnerabilità sistemica che colpisce in modo diseguale i territori, amplificando le distanze economiche e sociali tra Nord e Sud.
La Basilicata, regione di straordinaria tradizione produttiva ma di fragile struttura industriale, rischia di pagare il prezzo più alto: quello dell’irrilevanza economica e della dispersione occupazionale.
L’Europa che media, l’Italia che attende, la Basilicata che subisce
Il protezionismo americano, che oggi si traduce in dazi fino al 10,7% sulle esportazioni di pasta e prodotti agroalimentari, non è soltanto una misura tariffaria: è un atto politico che intende ridisegnare le catene globali del valore.
L’Europa, lenta nel rispondere e priva di un piano unitario di difesa commerciale, espone le proprie economie più deboli — tra cui l’Italia meridionale — a una progressiva marginalizzazione produttiva.
E mentre Bruxelles discute di strumenti compensativi, Roma resta spettatrice.
In Basilicata, questa inerzia istituzionale si traduce in una perdita tangibile di prospettiva: mancano strategie di filiera, investimenti infrastrutturali e politiche di innovazione capaci di trattenere valore aggiunto e lavoro sul territorio.
Non è solo un problema economico — è una questione di visione.
I numeri della vulnerabilità: un sistema in affanno
Secondo i dati ISTAT e Unioncamere 2024, la Basilicata conta oltre 4.200 imprese agroalimentari, di cui l’87% micro o piccole aziende con meno di dieci addetti.
Il comparto pasta e derivati, tra Matera e il Vulture-Melfese, rappresenta circa il 6% del PIL regionale e il 12% dell’occupazione manifatturiera.
Un dazio medio del 10% sull’export verso gli Stati Uniti — seconda destinazione dopo la Germania — rischia di determinare una contrazione del 20-25% delle vendite estere, con una perdita potenziale di 1.500 posti di lavoro diretti e oltre 2.000 nell’indotto (logistica, imballaggi, agricoltura e trasporti).
La Banca d’Italia – Sede di Potenza, nel suo ultimo rapporto annuale, ha già segnalato una “riduzione della propensione all’export delle PMI lucane” e una “crescente vulnerabilità ai cicli internazionali”.
A ciò si aggiunge il quadro delineato da SVIMEZ 2024, che prevede per la Basilicata un rallentamento della crescita del PIL regionale allo 0,4%, proprio per effetto dell’instabilità dei mercati esteri e dell’assenza di politiche industriali integrate.
Dalla statistica alla realtà: la filiera del grano e la crisi della trasformazione
La Basilicata è tra le regioni più produttive nella coltivazione del grano duro, con oltre 90.000 ettari coltivati e un contributo stimato pari al 9% della produzione nazionale.
Tuttavia, solo una parte di questo valore si traduce in trasformazione locale.
Il resto emigra — come le persone — verso poli industriali più strutturati, in Puglia o in Emilia-Romagna.
In assenza di una strategia regionale di filiera, ogni shock esterno, come quello dei dazi, colpisce un sistema privo di reti di protezione.
La perdita di competitività, in un contesto così fragile, non è un rischio: è una certezza.
L’assenza di visione: una regione che non programma
Mentre altre regioni del Mezzogiorno (Campania, Puglia, Sicilia) hanno attivato piani di sostegno per la riconversione industriale e per l’export, la Basilicata resta priva di un piano strategico industriale post-2020, nonostante i richiami della Corte dei Conti e le segnalazioni dell’ISTAT sull’inefficacia delle politiche di coesione.
Non esiste un centro regionale di analisi economica che monitori le tendenze del mercato internazionale o che elabori previsioni sui rischi di shock esterni.
La Regione si limita ad azioni frammentarie, incapaci di connettere ricerca, imprese e sindacato in un’ottica di visione comune.

