Il capogruppo del Pd: nessuno ha mai sostenuto che la Regione abbia acquistato l’intera Oasi. L’acquisizione riguarda i beni provenienti dalla liquidazione dell’ex Consorzio industriale. Ora occorre tenere insieme tutela, investimenti e una prospettiva complessiva di valorizzazione e gestione dell’area.
“Rimettiamo in fila i fatti perché l’intervento dell’onorevole Lomuti sull’Oasi del Lago Pantano di Pignola rischia di generare qualche equivoco. Per quanto ci riguarda, nessuno ha mai sostenuto che la Regione Basilicata abbia acquistato l’intera Oasi. Da oltre due anni, nelle interrogazioni, nelle audizioni e nelle iniziative pubbliche, abbiamo sempre fatto riferimento ai beni ricompresi nella procedura di liquidazione dell’ex Consorzio industriale di Potenza, sui quali insistono anche strutture che rappresentano un pezzo importante della storia dell’Oasi”. È quanto dichiara Piero Lacorazza, capogruppo del Pd in Consiglio regionale, che prosegue:
“L’acquisizione al patrimonio indisponibile regionale di questi beni, per un valore di circa 300 mila euro, è un fatto importante. È stato il risultato di un lavoro che abbiamo seguito passo dopo passo, insieme al Comune di Pignola e con l’attenzione dell’assessore regionale all’Ambiente Laura Mongiello. Un percorso necessario anche per evitare che beni ricompresi nella liquidazione potessero avere una destinazione diversa e per consentire alla Provincia di Potenza di procedere con gli interventi già finanziati. Abbiamo sempre detto, nello stesso tempo, che questa acquisizione non riguarda l’intera Oasi e non esaurisce affatto il tema della sua tutela, gestione e valorizzazione. Già a luglio abbiamo proposto un confronto tra Regione, Provincia di Potenza, Comune di Pignola e gli altri soggetti interessati per costruire un progetto più ampio per l’intera area, compatibile naturalmente con il suo straordinario valore naturalistico”.
“Lo stesso ragionamento – evidenzia Lacorazza – vale per l’intervento sul sistema idrico. Esiste un finanziamento di 6,5 milioni di euro per lo schema Basento-Camastra che interessa anche il bacino del Pantano di Pignola. Abbiamo sempre sostenuto che qualsiasi intervento debba essere realizzato nel pieno rispetto delle procedure, dei vincoli ambientali e naturalistici e delle valutazioni previste dalla legge. Su questo non c’è alcuna ambiguità. Proprio perché il tema non è soltanto realizzare un’opera, ma costruire una prospettiva duratura per l’Oasi, abbiamo anche formalmente proposto che, qualora l’infrastruttura idrica venga realizzata e messa in esercizio, il Comune di Pignola possa rientrare tra i beneficiari delle compensazioni ambientali. Risorse che potrebbero contribuire nel tempo alla gestione, alla tutela e alla valorizzazione dell’area”.
“Questa è la storia della vicenda, ricostruita brevemente nei suoi passaggi, sui quali siamo stati attenti e presenti sin dall’inizio. Nessuna confusione – conclude Lacorazza – tra l’acquisizione di una parte dei beni e la proprietà o la gestione dell’intera riserva. Semmai l’auspicio è che proprio il ritorno in mano pubblica di quella porzione rappresenti un punto di partenza per mettere intorno allo stesso tavolo tutti i soggetti interessati e costruire una prospettiva condivisa per il Lago Pantano di Pignola, tutelandone prima di tutto il valore ambientale e creando le condizioni perché possa essere pienamente valorizzato e fruito in maniera sostenibile”.

