Discorso del sindaco Nicoletti alla Festa dello Studente 2026, Matera Democratica: “Non è il linguaggio dei giovani che manca al sindaco, ma una visione per la città”. Di seguito la nota integrale.
Abbiamo letto con attenzione il post con cui il Sindaco ha inteso replicare alle polemiche suscitate dalle parole pronunciate durante la Festa dello Studente, un episodio che nelle ultime ore ha fatto il giro dei social network e dei mezzi di informazione ben oltre i confini cittadini.
Apprendiamo così che, oltre all’inglese e allo spagnolo, il Sindaco padroneggia anche una lingua “più cruda e più diretta”. Ne prendiamo atto. Nessuno, in realtà, aveva sollevato dubbi sulle sue competenze linguistiche.
Il problema è un altro.
Nessuno mette in discussione il valore del messaggio che il Sindaco sostiene di aver voluto trasmettere ai ragazzi: il rispetto per sé stessi, per gli altri e per la comunità. Sono valori che condividiamo pienamente. Proprio per questo riteniamo che meritassero parole all’altezza del ruolo istituzionale di chi le pronunciava e del contesto nel quale venivano pronunciate.
Ci sorprende leggere che, secondo il Sindaco, utilizzando un linguaggio più istituzionale nessuno lo avrebbe ascoltato. È una tesi che finisce per sottovalutare proprio quei giovani ai quali dice di rivolgersi. Come se i ragazzi fossero in grado di comprendere soltanto il linguaggio della provocazione e non quello delle idee, dell’esempio e della credibilità.
La verità è che questa vicenda racconta qualcosa di più profondo. Racconta la difficoltà di un’Amministrazione comunale che, a fronte di un crescente malcontento per l’impalpabilità della propria azione amministrativa e per l’assenza di una visione chiara sul futuro della città, sembra sempre più orientata a inseguire il consenso immediato attraverso operazioni di comunicazione piuttosto che attraverso risultati concreti.
Siamo sinceramente colpiti dal fatto che il Sindaco ritenga di poter recuperare consenso improvvisandosi interprete del linguaggio giovanile. I giovani di Matera non chiedono adulti che imitino il loro modo di parlare. Chiedono opportunità, spazi, ascolto, protagonismo, lavoro, cultura e prospettive per il futuro.
Quando un amministratore confonde la vicinanza ai giovani con il giovanilismo, il rischio è quello di apparire non più vicino alle nuove generazioni ma semplicemente fuori luogo. E quando tutto questo avviene nel corso di una manifestazione pubblica organizzata per gli studenti, il problema non riguarda soltanto il gusto personale o il lessico utilizzato, ma il messaggio istituzionale che si consegna alla città.
Apprezziamo il fatto che il Sindaco abbia ritenuto opportuno rivolgere delle scuse a chi si è sentito offeso. È un gesto che contribuisce a riportare la discussione su un terreno più corretto. Meno convincente appare invece il tentativo di liquidare ogni critica come manifestazione di “finto perbenismo”. Non siamo di fronte a una disputa tra moralisti e moderni. Siamo di fronte a una legittima discussione sul ruolo delle istituzioni e sul modo in cui esse scelgono di rappresentarsi.
Matera è una città che ha costruito la propria reputazione sulla cultura, sul dialogo e sulla capacità di essere esempio positivo per il Paese. Oggi si propone come Capitale della Cultura e del Dialogo del Mediterraneo 2026. Una responsabilità che richiede coerenza tra i valori che si proclamano e i comportamenti di chi rappresenta la comunità.
Per questo riteniamo che il vero tema non sia una parola fuori posto. Il vero tema è la distanza che molti cittadini percepiscono tra le ambizioni che Matera rivendica e la qualità del dibattito pubblico che troppo spesso viene offerto dalla sua classe dirigente.
Noi continueremo a pensare che si possa parlare ai giovani senza rincorrere l’applauso facile, che si possa essere autentici senza rinunciare all’autorevolezza e che il rispetto, evocato giustamente dal Sindaco, debba partire anzitutto dal rispetto per il ruolo istituzionale che ciascuno è chiamato a svolgere.
Perché le parole passano. Le istituzioni restano.
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