Martedì 16 settembre 2025 dalle ore 9,30 in piazza Prefettura a Potenza è in programma lo sciopero nazionale dei precari PNRR del settore Giustizia. Adesione pressoché totale dei funzionari UPP del Tribunale di Matera. Di seguito la nota inviata dai funzionari addetti all’ufficio per il processo del Tribunale di Matera
“Abbattiamo l’arretrato, ma viviamo nel precariato”. È questa la situazione dei circa 12 mila lavoratori precari della giustizia (11.178 per la precisione, secondo i dati aggiornati al 31.01.2025) che il 16 settembre sciopereranno per denunciare le mancate certezze sulla loro stabilizzazione, a pochi mesi dalla scadenza dei loro contratti a termine. L’azione di sciopero proclamata a livello nazionale da FP CGIL ai sensi della L. n. 146/1990 (così come modificata dalla L. n. 83/2000) è finalizzata a contrastare l’inazione tanto dell’amministrazione quanto del Governo, nello stanziamento delle risorse necessarie per la stabilizzazione di tutto il personale precario PNRR. Si tratta dei lavoratori del Ministero della giustizia – funzionari UPP, funzionari tecnici, operatori data entry – reclutati mediante procedure connesse all’attuazione del PNRR, per rafforzare l’efficienza del sistema giudiziario italiano. Nello specifico, sono circa 9.000 mila gli addetti all’ufficio per il processo (UPP): funzionari laureati, regolarmente assunti tramite concorso pubblico, che hanno il compito di coadiuvare i magistrati nello studio delle cause e nella redazione dei provvedimenti giurisdizionali, svolgendo ricerche dottrinali e dei precedenti giurisprudenziali, massimazione di sentenze, nonché collaborazione diretta con il magistrato per la preparazione dell’udienza. Il contributo offerto da tali precari, in quasi quattro anni di attività, in termini di ammodernamento del sistema giustizia è senza precedenti: dalla riduzione dell’arretrato, all’innovazione digitale e organizzativa. La macchina della giustizia – senza il prezioso contributo di tali lavoratori – già gravata da arretrati e carichi di lavoro imponenti, rischia il collasso. A lavoro da febbraio 2021 e dopo una proroga già concessa nel 2023, ad oggi il Governo, al netto di proclami ed impegni, non ha ancora dato una risposta certa sulla richiesta di stabilizzazione totale delle 12.000 unità attualmente in forza all’amministrazione. I fondi stanziati finora favorirebbero l’assunzione a tempo indeterminato a partire dal 01 luglio 2026 di soli 3.000 lavoratori, sulla base di una “selezione comparativa su base territoriale e centrale” della quale, ad oggi, non si conoscono nemmeno i criteri effettivi. Altri 3.000 attendono risorse promesse nella legge di bilancio, mentre 6.000 rischiano di trovarsi senza lavoro alla scadenza dei contratti, il 30 giugno 2026. Tale prospettiva significherebbe non solo perdita di reddito per migliaia di persone, ma anche un colpo durissimo al sistema giustizia, già minato da croniche carenze di personale. Dal 01 luglio 2026, i carichi di lavoro saranno ancora più insostenibili per il personale di ruolo. La stabilizzazione di tutti, dunque, rappresenterebbe una scelta di equità e una condizione strutturale per garantire non solo dignità ai lavoratori, ma anche un servizio giustizia efficiente e celere per tutti i cittadini. La giustizia italiana ha bisogno del lavoro di questo capitale umano, delle loro professionalità e delle loro competenze che andrebbero inutilmente disperse dopo la scadenza del PNRR. Non si può pensare di investire per anni sulla formazione e sul lavoro di queste persone, per poi lasciarle nel limbo dell’incertezza. Urgono soluzioni immediate e strutturali che assicurino la continuità e la stabilizzazione di tutti. Sul punto, anche l’Associazione Nazionale Magistrati ha diramato un comunicato in data 12.09.2025 nel quale ha espresso la solidarietà ai lavoratori precari addetti all’ufficio per il processo. Per l’Associazione il lavoro della magistratura “è indissolubilmente legato a quello del personale amministrativo e tecnico”. “Non può esserci giustizia efficiente – prosegue l’Anm – senza la stabilità e la valorizzazione di chi garantisce il corretto funzionamento degli uffici. Per questo riteniamo inaccettabile che, a partire da giugno 2026, gran parte delle lavoratrici e dei lavoratori precari possa essere privata della propria occupazione”.“Chiediamo con forza che il Governo e il Parlamento – prosegue la nota – individuino soluzioni immediate e strutturali per assicurare la continuità e la stabilizzazione degli addetti all’ufficio per il processo, nell’interesse non solo di chi oggi è precario, ma di tutti i cittadini che hanno diritto a una giustizia celere ed efficace. Saremo sempre al fianco di chi difende la dignità del lavoro e il buon funzionamento della giustizia”. Il superamento della precarietà è, dunque, una battaglia di civiltà oltreché di dignità. Indietro non si può tornare, occorre stabilizzare.
Martedì 16 settembre 2025 in piazza Prefettura a Potenza è in programma il presidio per lo sciopero del precari della Giustizia. Di seguito la nota di FP Cgil Potenza e Matera: “Occorrono risorse per la stabilizzazione”.
Prosegue la mobilitazione della Fp Cgil per le condizioni dei lavoratori della giustizia e la stabilizzazione dei precari con lo sciopero fissato per domani 16 settembre 2025 su tutto il territorio nazionale, che arriva dopo tre anni di iniziative e un percorso che ha l’ambizione di far emergere lo stato del sistema giustizia nel suo complesso.
In Basilicata i lavoratori della Giustizia daranno vita ad un presidio, a Potenza, in piazza Prefettura dalle ore 9,30 per poi chiedere di essere ricevuti dal Prefetto per la consegna di un documento contenente le ragioni della protesta.
Dalla scarsa valorizzazione professionale ed economica del personale all’emergenza degli organici e conseguentemente all’impossibilità di redistribuire adeguatamente i carichi di lavoro, dove la stabilizzazione di tutte e tutti i 12.000 precari, attualmente in servizio, potrebbe essere l’elemento dirompente anche per far ripartire la contrattazione integrativa, ormai ferma da un decennio, per riconoscere il diritto alla carriera di tutto il personale, con la definizione delle famiglie professionali e la strutturazione a regime dell’ufficio per il processo.
Grazie ai fondi del PNRR i nostri uffici giudiziari sono stati dotati di figure indispensabili per garantire un migliore e più veloce funzionamento del sistema giustizia, quali funzionari UPP, funzionari tecnici, operatori data entry. Infatti, presso gli uffici giudiziari lucani operano 183 precari (116 a Potenza, 25 a Matera e 42 a Lagonegro), il cui contratto scadrà il 30 giugno del 2026. E nonostante l’assegnazione di queste risorse aggiuntive la scopertura di organico si aggira, ancora oggi, intorno al 24%.
Al momento non risultano stanziate le risorse necessarie per la stabilizzazione di tutto il personale precario, nonostante lo straordinario contributo dato da questi lavoratori negli ultimi tre anni all’ammodernamento del sistema giustizia, allo smaltimento dell’arretrato che ha già raggiunto il 20%, all’innovazione digitale ed organizzativa.
Come Fp Cgil chiediamo lo stanziamento di fondi aggiuntivi per la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari della giustizia, che rappresentano una risorsa importante ed insostituibile per l’apporto fornito e i risultati raggiunti in questi anni. Senza lavoro stabile e senza copertura degli organici, il sistema giustizia non potrà funzionare ed assicurare tempi della giustizia adeguati in linea con la media europea.

