Operazione “Eyphemos II” della Polizia di Stato di Reggio Calabria: 65 arresti. Duro colpo a importanti politici di centrodestra

28 Settembre, 2020 19:44 |
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Alle prime ore della mattinata odierna, al termine di complesse ed articolate indagini coordinate dalla Direzione Distrettuale Antimafia della Procura della Repubblica di Reggio Calabria diretta dal Procuratore Giovanni Bombardieri, Squadra Mobile reggina ed il Commissariato di P.S. di Palmi, con il concorso degli equipaggi di Squadra Mobile di Potenza e di alcune altre Questure del territorio nazionale per l’esecuzione delle ordinanze sotto le direttive del Procuratore Aggiunto Calogero Gaetano PACI e del Sostituto Procuratore Giulia Pantano – hanno dato esecuzione all’ordinanza di applicazione di misure cautelari e contestuale decreto di sequestro preventivo nr. 408/19 R.G.N.R. D.D.A. – 2863/19 R.G.G.I.P. D.D.A. – 14-15/20 R.O.C.C. D.D.A., emessi il 21.9.2020 dal G.I.P. presso il Tribunale di Reggio Calabria nei confronti dei seguenti 9 soggetti, indagati, a vario titolo, per concorso esterno in associazione mafiosa (cosca ALVARO), trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, con l’aggravante di aver agevolato l’associazione mafiosa:

L.D. alias “Rocchellina”, nato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) il 7.10.1969, già detenuto [destinatario della misura della custodia cautelare in carcere ed indagato per trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, aggravati dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

L.N. alias “Beccaccia”, nato a Sinopoli (RC) il 10.6.1975, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto [destinatario della misura della custodia cautelare in carcere ed indagato per trasferimento fraudolento di valori, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

G.A. alias “u mutu”, nato a Reggio Calabria il 5.5.1973, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto [destinatario della misura della custodia cautelare in carcere ed indagato per autoriciclaggio, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

L.R., nato a Cinquefrondi (RC) il 3.10.1996, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC), già detenuto [destinatario della misura della custodia cautelare in carcere ed indagato per trasferimento fraudolento, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

S.S., nato a Bagnara Calabra (RC) il 23.2.1959, ivi residente [destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari ed indagato per trasferimento fraudolento di valori, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

A.R. nata a Cinquefrondi (RC) il 18.11.1983, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte e domiciliata a Reggio Calabria, impiegata [destinataria della misura cautelare degli arresti domiciliari ed indagata per concorso esterno in associazione mafiosa, nonché per trasferimento fraudolento di valori, aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

C.G., nato a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) il 21.10.1968, commercialista [destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari ed indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonché per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

B.R., nato a Siracusa in data 8.10.1974, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte, imprenditore [destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari ed indagato per concorso esterno in associazione mafiosa, nonché per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa];

L.D., nato a Polistena (RC) il 19.5.2000, residente a Sant’Eufemia d’Aspromonte (RC) [destinatario della misura cautelare degli arresti domiciliari ed indagato per trasferimento fraudolento di valori aggravato dall’aver agevolato l’associazione mafiosa].

Con lo stesso provvedimento il GIP ha disposto, altresì, il sequestro preventivo, ex art. 321 c.p.p.:

di una società edile che si occupa di “lavori di costruzione, lavori di fondazione inclusa l’infissione di pali, lavori di isolamento e di impermeabilizzazione, deumidificazione edifici, scavo di pozzi di aerazione, posa in opera di elementi di acciaio non fabbricati”), nella titolarità di L.D., con sede a Santa Eufemia d’Aspromonte;

di un ristorante nella disponibilità di S.S., con sede a Bagnara Calabra (RC);

di un terreno sito nel comune di Frontone (PU), nella titolarità di L.R.;

di un appartamento per uso abitativo sito in Fabriano (AN), nella titolarità del citato L.R.;

di una società avente ad oggetto attività di “acquisto di immobili, di edifici civili ed industriali, la loro ristrutturazione e rivendita, l’attività edilizia pubblica e privata”), nella titolarità dei citati L.R. e L.D., con sede in Santa Eufemia d’Aspromonte (RC);

del 75% delle quote di una società di proprietà di G.A. – con sede a Milano, avente ad oggetto attività di bar/ristorazione, con esercizio commerciale sito al medesimo indirizzo;

del 50% delle quote (già possedute da G.A.) di una società con sede a Milano, avente ad oggetto attività di bar/tavola calda con esercizio commerciale al medesimo indirizzo;

di una società avente ad oggetto attività di ristorazione con sede a Milano, limitatamente alle quote di G.A..

L’inchiesta convenzionalmente denominata “Eyphemos II”:

riassume gli ulteriori esiti di articolate indagini condotte con l’ausilio di molteplici presidi tecnici di intercettazioni telefoniche e telematiche, disposte nell’ambito del procedimento penale nr. 408/19 R.G.N.R. D.D.A. (nei confronti della cosca Alvaro).

costituisce il seguito dell’operazione “Eyfhémos”, eseguita il 25 febbraio 2020, allorquando la Squadra Mobile reggina ed il Commissariato di P.S. di Palmi, sotto le direttive della D.D.A. di Reggio Calabria, hanno tratto in arresto – in esecuzione di un’ordinanza emessa dal G.I.P. presso il locale Tribunale – 65 soggetti (53 in carcere e 12 agli arresti domiciliari), indagati, a vario titolo, per associazione mafiosa (cosca ALVARO), reati in materia di armi, estorsioni, violazioni del Testo Unico in materia di sostanze stupefacenti, favoreggiamento reale, violenza privata, corruzione elettorale (violazione prevista dall’art. 87 D.P.R. nr. 570/1960 art. 1 ultimo comma L. 108/1968), delitti aggravati dalla finalità di aver agevolato la ‘Ndrangheta, e scambio elettorale politico mafioso.

L’inchiesta “Eyfhémos” aveva svelato l’esistenza e l’operatività di una locale di ‘Ndrangheta a Sant’Eufemia d’Aspromonte, facente capo alla cosca “ALVARO” operante a Sinopoli, San Procopio, Cosoleto, Sant’Eufemia d’Aspromonte, Delianuova e in zone limitrofe. In particolare, quelle indagini avevano rivelato come – all’interno del locale eufemiese – coesistessero almeno tre fazioni: tra cui quella riferibile a L.D., che – tra la fine dell’anno 2017 ed in tutto il 2018 – fu protagonista proprio di una spaccatura interna. Era, appunto, già emersa allora, in maniera preponderante, la figura di L.D. (inteso “Rocchellina”), il quale – sotto l’egida della cosca “Alvaro” di cui il predetto era uomo di fiducia – si era fatto promotore della creazione di un c.d. “banco nuovo”, mediante l’affiliazione di nuovi soggetti ed il consolidamento dei ruoli di quelli già affiliati, attraverso il conferimento di nuove doti e cariche. Non solo, L.D. aveva acquisito un rango ancor più elevato, essendo stato in grado di interfacciarsi anche con politici nazionali, regionali e locali.

Anche nelle indagini che hanno portato al provvedimento cautelare eseguito questa mattina assume rilievo centrale la figura di L.D..

La peculiarità dell’operazione “Eyphemos II” risiede nel fatto che sono stati colpiti i patrimoni di alcuni indagati e le condotte illecite poste in essere al fine di celare i beni provento delle attività delittuose, onde evitare possibili ablazioni da parte dello Stato. Le intercettazioni hanno fatto comprendere i meccanismi utilizzati da L.D. per dissimulare il patrimonio posseduto.

Per fare ciò, il predetto L.D. si è servito del valido apporto di alcuni soggetti, tra cui C.G. – commercialista – suo “consigliori”, oltre che “consulente tecnico” dell’associazione mafiosa; allo stesso viene contestato il concorso esterno in associazione mafiosa. Quest’ultimo ha di fatto contribuito al perseguimento delle finalità della cosca suddetta, ovvero proteggere il proprio patrimonio mobiliare ed immobiliare da eventuali aggressioni da parte dello Stato ed in secondo luogo inserirsi, monopolizzandoli poi con la forza di intimidazione, nei settori dell’edilizia e della ristorazione. Nello specifico, il professionista è risultato particolarmente attivo:

nell’elaborare stratagemmi che consentissero l’interposizione fittizia di beni, anche con la finalità ultima di consentire alle “aziende mafiose” di acquisire appalti;

dando suggerimenti tecnici per consentire la movimentazione di capitali illeciti ed il riciclaggio di somme di provenienza delittuosa perché proventi dei reati di estorsioni, traffici di stupefacenti, di trasferimento fraudolento di valori, anche per superare eventuali dinieghi da parte degli istituti di credito a fronte di movimentazioni bancarie ritenute “sospette”.

dando suggerimenti tecnici ma anche prestando attività meramente materiale (a titolo esemplificativo l’accompagnamento dal notaio degli intestatari fittizi) per la costituzione di due società oggetto di sequestro;

La contestazione di concorso esterno in associazione mafiosa riguarda anche B.R., esecutore delle direttive di L.D. ed A.R.. Le indagini hanno rivelato che il B.R. ha di fatto coadiuvato – eseguendone le direttive – L.D., al fine di consentire a quest’ultimo di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e per agevolare la commissione di delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, intestandosi fittiziamente beni immobili ed attività imprenditoriali, nell’esclusiva disponibilità di L.D.. Non solo, B.R. ha rappresentato L.D. sul territorio in sua assenza, divenendo, in sua vece, “punto di riferimento mafioso” per imprenditori che al locale di Santa Eufemia di Aspromonte si erano rivolti chiedendo “protezione” e per i referenti di altre cosche di ‘Ndrangheta; più in generale B.R. era a disposizione per l’attuazione del programma associativo dell’organizzazione mafiosa riconducibile a L.D..

A.R. – sempre sotto le direttive di L.D., che l’aggiornava costantemente in ordine ai suoi spostamenti ed agli investimenti compiuti con i proventi delle attività delittuose – gli ha procurato schede non intestate con la finalità di assicurare la comunicazione “protetta” fra affiliati ed in particolare modo con il reggente della cosca ALVARO, A.C. detto “Pelliccia”. La donna ha fornito supporto logistico al predetto L.D. per consentirgli una trasferta fino in Sicilia dove avrebbe incontrato A.C., accompagnandolo con la propria autovettura; la donna, inoltre, si è occupata della gestione burocratica delle numerose aziende riconducibili al suddetto L.D., preparando fatture, effettuando bonifici e mantenendo i rapporti con gli istituti di credito presso cui questi aveva acceso, anche con delega ad operare. La stessa A.R., poi, ha custodito denaro e titoli di credito – di provenienza delittuosa e non – ricevuti in consegna da L.D..

L’indagine ha poi dimostrato che non solo L.D., ma anche altri indagati, hanno posto in essere condotte di trasferimento fraudolento di valori ed autoriciclaggio, investendo, i proventi delle loro attività delittuose.

Avuto riguardo al delitto di trasferimento fraudolento di valori (aggravato dall’art. 416 bis 1 c.p.), sono state contestate le seguenti condotte:

a L.D., in quanto attribuiva al figlio L.R. un appartamento a Fabriano (AN) e un appezzamento di terreno a Frontone (PU), mentre era invece L.D. il reale ed unico proprietario;

a L.D., L.N. e S.S., per aver mantenuto fittiziamente la titolarità del ristorante sequestrato a Bagnara Calabra, ad una società gestita da S.S., al chiaro fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e per agevolare la commissione di delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, mentre erano invece L.N. e L.D. i reali ed unici proprietari dello stesso;

a L.D. (in qualità di socio amministratore), C.G. (in qualità di commercialista e “consigliori”) e B.R. (in qualità di socio) per aver attribuito fittiziamente la titolarità della ditta sequestrata ad altra persona al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e per agevolare la commissione di delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, mentre di essa era L.D. il reale ed unico gestore.

a L.D., C.G. (nel suo ruolo di tecnico professionista e regista dell’intera operazione), L.R. (nella qualità di fittizio intestatario) e L.D. (nella qualità di fittizio intestatario) per aver attribuito fittiziamente – i primi due – la titolarità della società a responsabilità limitata semplificata ai citati L.D. e L.R. al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniali e per agevolare la commissione di delitti di riciclaggio e autoriciclaggio, mentre di fatto era L.D. il reale ed unico gestore della stessa e la società era stata costituita per rilevare il ristorante in questione.

In relazione al delitto di autoriciclaggio (aggravato dall’art. 416 bis 1 c.p.), sono state contestate le seguenti condotte:

a L.D., in quanto da figura apicale della consorteria criminale ed avendo commesso reiterati episodi estorsivi ai danni di imprenditori, cui erano stati commissionati lavori pubblici chiedendo il versamento di tangenti, nonché reati in materia di armi e traffico di sostanze stupefacenti, impiegava i proventi delle attività delittuose e li trasferiva in attività imprenditoriali, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa;

a G.A., in quanto, da uomo di fiducia di L.D. ed avendo commesso reati in materia di armi e traffico di sostanze stupefacenti, impiegava i proventi delle attività delittuose e li trasferiva in attività imprenditoriali, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.

Nella foto Stretto web -Salvatore Dato una delle persone arrestate

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