La Polizia di Stato e la Guardia di Finanza, alle prime luci dell’alba, hanno disarticolato un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi della criminalità foggiana, derivanti anche dalle rapine ai portavalori, con la connivenza di imprese operanti in Basilicata e Lombardia; 9 gli arrestati.
Ampio il dispositivo d’intervento messo in campo, che ha visto l’impiego di oltre duecento uomini e donne per l’esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale di Potenza, su richiesta della locale Procura Distrettuale, con cui sono state disposte 9 misure cautelari personali (7 in carcere e 2 ai domiciliari), il sequestro del compendio aziendale di 10 società del valore di 170 milioni di euro nonché il sequestro preventivo, nella forma diretta o per equivalente, di beni per un valore di circa € 10.000.000.
Il sequestro preventivo d’urgenza del resort di lusso “San Barbato” di Lavello è stato eseguito stamani dalla Guardia di Finanza e dalla Polizia nell’ambito di un’operazione della Dda di Potenza con al centro i rapporti tra il noto imprenditore lucano Antonio Liseno – proprietario della struttura ricettiva – e il clan Cartagena-Saracino di Cerignola.
Liseno, 58 anni, di Lavello, è stato arrestato e trasferito in carcere insieme ad altre sei persone, tra cui Pasquale Saracino (51) e Sante Cartagena (58), entrambi di Cerignola. Per altre due, il gip di Potenza ha disposto i domiciliari.
Fiamme Gialle e Polizia hanno inoltre eseguito il sequestro di beni per un totale di circa dieci milioni di euro, provento – secondo gli investigatori – del riciclaggio, e dei compendi aziendali di dieci società, tra cui la Sg e la Glam’our Italia, di proprietà dello stesso Liseno e operanti nel commercio e nell’e-commerce di beni elettronici. Liseno è anche accusato di aver realizzato una frode fiscale nel settore della telefonia.
Il provvedimento della custodia cautelare in carcere è stato emesso anche nei confronti di Angelo Finiguerra (53) Mariagrazia Filomena Merra (47), di Lavello, Nicola Dileo (25) e Pietro Gervasio (47) di Cerignola. Sono ai domiciliari Sonia Finiguerra (26) e Franco Mauro Via (56), di Lavello.
Dalle indagini è inoltre emerso che Liseno sia stato coinvolto “nel periodo pandemico in manove speculative – è scritto in un comunicato firmato dal procuratore distrettuale facenti funzioni, Maurizio Cardea – su prodotti di prima necessità, facendo incetta sul mercato di oltre 13 milioni di mascherine in un momento storico in cui vi era penuria, determinandone la rarefazione e il rincaro sul mercato interno”.
Di seguito i particolari dell’operazione
Alle prime luci dell’alba è stato disarticolato un sodalizio criminale dedito al riciclaggio dei proventi della criminalità foggiana, derivanti anche dalle rapine ai portavalori, con la connivenza di imprese operanti in Basilicata e Lombardia; 9 gli arrestati.
Ampio il dispositivo d’intervento messo in campo dalla Polizia di Stato e dalla Guardia di Finanza, che ha visto l’impiego di oltre duecento uomini e donne per l’esecuzione di un’ordinanza emessa dal GIP presso il Tribunale di Potenza, su richiesta di questa Procura
Distrettuale, con cui sono state disposte 9 misure cautelari personali (7 in carcere e 2 ai domiciliari), il sequestro del compendio aziendale di 11 società del valore di 170 milioni di euro nonché il sequestro preventivo, nella forma diretta o per equivalente, di beni per un
valore di circa € 10.000.000.
Al termine di una lunga e complessa attività, che ha visto la perfetta sinergia investigativa di due Forze di Polizia, attraverso le loro componenti territoriali (Nucleo di Polizia EconomicoFinanziaria G di F, SISCO di Potenza e Squadra Mobile della Questura di Potenza) e
specialistiche (Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata G di F e Servizio Centrale Operativo della Polizia Stato) sono state ricostruite le trame di un sodalizio criminale, connotato da una trasversalità nazionale e fondato su una consorteria estremamente stratificata, che ruotava intorno alla figura dell’imprenditore lavellese Antonio Liseno e a soggetti vicini ad ambienti della criminalità organizzata foggiana, operante prevalentemente tra l’area del vulture-melfese e Cerignola (FG), finalizzato al riciclaggio
dei proventi delle attività delittuose poste in essere dalla componente cerignolana (prevalentemente rapine a furgoni portavalori), nonché al trasferimento fraudolento di valori e alla frode fiscale.
Liseno Antonio è uno degli imprenditori più importanti nella Regione Basilicata, attivo in vari settori del commercio, avendo la titolarità in svariate imprese operanti in più segmenti economici, ma in particolare è noto per essere il titolare della SG S.p.A. e della Glam’OUR
Italia S.r.l., società leader in lucania nel commercio e neWe-commerce di beni elettronici, elettrotecnici e prodotto di telefonia. Dal 2015, poi, effettua un importante investimento per la realizzazione, nell’area lavellese, di un complesso turistico-alberghiero di gran lusso che
va sotto la denominazione di Hotel San Barbato Resort SPA & Golf.
Le indagini sono partite con una perquisizione effettuata nel 2017 a carico di FINIGUERRA Angelo, imprenditore edile operante a Lavello (PZ), nel corso della quale, tra l’altro, è stata ritrovata documentazione contabile relativa a lavori effettuati per la realizzazione dell’Hotel
San Barbato Resort SPA, all’epoca in corso di costruzione e che attestava, inequivocabilmente un rapporto consolidato, che andava anche ben oltre la mera natura commerciale, con Antonio LISENO, proprietario della suddetta struttura alberghiera e le cui attività economiche, si presentavano funzionalmente connesse e riconducibili a un gruppo di delinquenti cerignolani specializzati in rapine a furgoni portavalori eseguite in tutto territorio nazionale.
Gli sviluppi investigativi che ne sono derivati sono stati basati su più capisaldi. Il primo, ha riguardato imputazioni relative al reato associativo e a una serie di delitti che riflettono i rapporti tra Antonio LISENO e la criminalità organizzata, con connessione ad attività di
estorsione, riciclaggio, auto-riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e reati tributari.
In sostanza, è stato registrato, mimetizzato tra le regolari operazioni commerciali, nelle casse delle società facenti capo al prefato LISENO, tra cui la SG S.p.A. e la GLAM’OUR ITALIA S.r.l. entrambe con sede a Milano e la LOGISTIC GROUP S.r.l. con sede a Lavello, un
notevole flusso di denaro, quantificato in almeno 10 milioni di euro, proveniente da attività criminali (rapine, assalti a furgoni portavalori, estorsioni, ricettazioni, furti, e altro) poste in essere da SARACINO Pasquale e CARTAGENA Sante, noti esponenti della malavita
cerignolana. Per giustificare i movimenti finanziari in contabilità e far rientrare i capitali,
ampiamente “ripuliti”, nelle mani degli autori dei reati presupposto, è stata utilizzata una fitta rete di imprese, talune anche fittiziamente intestate a soggetti “prestanome”, che hanno emesso / annotato fatture per operazioni inesistenti, sfruttando anche, quale veicolo della
frode, l’esecuzione dei lavori edili per la realizzazione della lussuosa struttura ricettiva dell’Hotel San Barbato Resort SPA in Lavello (PZ).
In sostanza, tra il 2016 e il 2020 LISENO Antonio ha illecitamente trasferito denaro a beneficio di soggetti economici riconducibili al sodalizio criminale “cerignolano” della famiglia CARTAGENA/SARACINO, attraverso l’interposizione di VIA Franco Mauro е
FINIGUERRA Angelo, imprenditori edili, celando detto “passaggio” di denaro con i pagamenti, per oltre 20 milioni di euro, relativi ai lavori di costruzione e ristrutturazione del menzionato complesso alberghiero, affidati dapprima alle imprese intestate a VIA Franco Mauro (anni
2015/2017) e successivamente a FINIGUERRA Angelo.
Un secondo aspetto ha riguardato le attività illecite svolte dal sodalizio del LISENO finalizzate alla realizzazione di una frode fiscale nel settore della telefonia. Al fine di ottenere indebiti vantaggi fiscali e soprattutto disporre di prodotti hi-tech a prezzi altamente concorrenziali,
attraverso le sue imprese, infatti, ha partecipato a una imponente frode carosello che ha coinvolto numerose società dislocate in Italia e in diversi Paesi europei, tra cui Germania, Svezia, Slovacchia e Polonia.
Ancora, l’imprenditore lavellese, nel periodo pandemico, in concorso con altri, si è reso autore di ulteriori comportamenti illeciti connessi all’accaparramento illecito di dispositivi di protezione individuale, peraltro non conformi alle vigenti disposizioni, compiendo manovre
speculative su prodotti di prima necessità, facendo incetta sul mercato di oltre 13 milioni di mascherine in un momento storico in cui vi era penuria, determinandone la rarefazione e il rincaro sul mercato interno.
Da ultimo, le indagini hanno permesso, altresì, di cristallizzare perfettamente i contorni di una rapina con uso di armi perpetrata nel 2023 da DILEO Nicola e GADALETA Pietro, attigui ai CARTAGENA, ai danni di un trasportatore a cui veniva sottratta una cisterna conte36 mila
litri di carburante per un valore di circa € 50.000,00.
L’ordinanza, emessa dal Giudice per le indagini preliminari di Potenza su richiesta di questa Direzione Distrettuale Antimafia, arriva al termine, quindi, di una lunga attività investigativa che ha permesso di porre un freno a un radicato sistema criminale caratterizzato da elementi di straordinaria gravità in ordine alle condotte poste in essere e da una altrettanto straordinaria modernità con riferimento alle tecniche fraudolente adottate per realizzare gli intenti illeciti.
Al centro, dunque, vi è la figura di LISENO Antonio, artefice supremo di tutte le macchinazioni criminali ricostruite nel corso delle indagini, ordite grazie anche alle disponibilità derivanti dalle realtà aziendali a lui riconducibili che gli hanno consentito di realizzare di ingenti
guadagni illeciti, rendendolo autore principe di trame con pericolosi soggetti criminali interessati ad approfittare della sua posizione a livello locale e dell’apparente rispettabilità delle sue attività economiche e con i quali ha raggiunto accordi federativi, travasati in un’associazione criminale. E qui entrano in gioco proprio i gruppi criminali leader nel territorio foggiano, facenti capo alle famiglie SARACINO / CARTAGENA, che si sono serviti, per l’appunto, del LISENO per riciclare il denaro proveniente da furti e rapine attraverso una
struttura organizzativa ben collaudata, assimilabile, per certi versi, ad un vero e proprio modello aziendale di stampo criminale.
Sulla base del quadro accusatorio delineatosi nel corso delle investigazioni, il GIP del Tribunale di Potenza ha disposto:
la custodia cautelare in carcere nei confronti di LISENO Antonio, classe ’67 di Lavello (PZ), SARACINO Pasquale, classe ’74 di Cerignola (FG), CARTAGENA Sante, classe ’57 di Cerignola (FG), FINIGUERRA Angelo, classe ’72 di Lavello (PZ), MERRA Mariagrazia
Filomena, classe ’78 di Lavello (PZ), DILEO Nicola, classe ’00 di Cerignola (FG) e GERVASIO Pietro, classe ’78 di Cerignola (PZ);
gli arresti domiciliari nei confronti di FINIGUERRA Sonia, classe ’99 di Lavello (PZ) e VIA Franco Mauro, classe ’69 di Lavello (PZ);
il sequestro preventivo per equivalente della somma di circa 10 milioni di euro, corrispondente all’importo del riciclaggio ricostruito;
il sequestro preventivo dei compendi aziendali di 10 società, tra cui la SG S.p.A. e la GLAM’OUR ITALIA S.r.I., il cui valore complessivo si aggira attorno ai 170 milioni di euro. La gestione è stata affidata a un amministratore giudiziale.
Inoltre, in considerazione che dagli ultimi approfondimenti investigativi è emerso che la proprietà dell’Hotel San Barbato Resort SPA è stata travasata in una società costituita ad hoc nel 2024, la SB S.r.l., con sede in Torino, sempre riconducibile al LISENO, questa Procura
Distrettuale, ricorrendone i presupposti, ha disposto il sequestro preventivo d’urgenza anche di tale compendio aziendale.
Per l’esecuzione dell’ordinanza sono stati impiegati circa 200 tra finanzieri e operatori della Polizia di Stato che hanno effettuato numerose perquisizioni e sequestri per assicurare il prezzo o il profitto dei vari reati contestati, supportati da unità cinofile “cash dog” e
“antidroga” e dal supporto della Sezione Aerea della Guardia di Finanza di Napoli.
Si precisa che il procedimento penale versa attualmente nella fase delle indagini preliminari, con la conseguenza che per tutti gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza, fino all’ultimo grado di giudizio, allorquando saranno definite le rispettive posizioni.








