Consiglio di Stato respinuge ricorso candidata Consigliera regionale Merra, intervento di Merra. Di seguito la nota integrale.
Il Consiglio di Stato ha ritenuto di respingere il mio ricorso di fronte a una chiara indicazione di preferenza che indicava sulla scheda elettorale il mio nome, con l’elettore che decideva di sbarrare gli spazi dove potevano essere indicati altri nominativi (si badi bene, non i simboli dei partiti), esattamente come si fa con gli assegni, in cui alla fine della cifra si appone un cancelletto per impedire che vi si aggiungano altri numeri. Dal mio punto di vista, e non solo dal mio ma anche di esperti di materia elettorale, questo era il senso che interpretava al meglio la volontà dell’elettore. Questa era la spiegazione più razionale per definire il voto, che il Consiglio di Stato ha ritenuto tuttavia di non validare.
Ciò mi lascia a pari voti con l’altro candidato di Fratelli d’Italia che siede in Consiglio regionale per effetto di una norma che in Basilicata dà precedenza all’ordine alfabetico in caso di ex aequo, anziché al genere meno rappresentato, come invece accade altrove. Anche questo deve far riflettere, soprattutto chi ha responsabilità nelle politiche per le pari opportunità e la parità di genere, perché norme apparentemente neutre possono produrre effetti concreti che non vanno nella direzione di un reale equilibrio della rappresentanza. Forse occorrerebbe fare meno convegni e partecipazioni ad eventi che producono poco per impegnarsi in azioni più concrete che portano fatti e risultati per noi donne.
La modifica della legge elettorale non è una priorità assoluta per la Basilicata, visti i tanti problemi che attanagliano i cittadini, ma tutto il sistema dovrebbe interrogarsi su regole della rappresentanza che di certo non agevolano il ruolo delle donne.
Ovviamente, pur non condividendo la decisione della giustizia amministrativa, devo in ogni caso accettarla “sportivamente”. Innanzitutto lo devo ai 4060 elettori (più uno) che mi hanno scelto e che non sono in questo momento rappresentati solo per la forza del caso che tira i fili del destino di noi tutti. Non ho nulla da recriminare, del resto, prima di procedere con i ricorsi, mi sono sempre interfacciata con i vertici del Partito, ma di fronte ad un pareggio di voti nessuno, correttamente, si è sentito di scoraggiarmi dal fare valere innanzitutto le mie ragioni e quelle della democrazia attraverso i canali consentiti.
Anche se il ricorso mi fosse stato favorevole, non avrei danzato allegramente sul destino avverso di chi sarebbe stato svantaggiato da una decisione opposta. Si dice sempre che fare politica sia innanzitutto una passione, ma il potere, oltre a logorare chi non ce l’ha, come diceva Andreotti, dà spesso alla testa e stacca dalla realtà, come questa fase convulsa e maledettamente complicata attesta, ecco perché si è consumata una frattura evidente tra popolo e classe politica, che qualcuno continua a ignorare.
Ma ci sono fasi che non perdonano certe ‘leggerezze’ e quella che stiamo attraversando è sicuramente una di queste. Per tali motivazioni, oserei dire storiche, non ho presentato domanda per il vitalizio quando avrei potuto, per rispetto alle criticità che vive la mia terra che amo e che vorrei vedere forte e prospera.
Intendo in questo momento, continuare a mettere la mia esperienza amministrativa al servizio della politica con senso di responsabilità, soprattutto per i frutti di un operato che è ancora oggi sotto gli occhi di tutti e che stanno maturando giorno per giorno. Certamente sono necessarie delle risposte, non solo a me, ma innanzitutto a quegli oltre 4000 elettori che mi hanno votato, essendo collocata in un chiaro fronte di appartenenza.
I miei migliori auguri a chi continuerà a sedere in Consiglio regionale e un abbraccio a tutti gli elettori che mi hanno preferito. Non sono una persona che si arrende e saprò trovare il modo di far valere la loro voce in qualche modo. Lo dico soprattutto per la Basilicata che ha bisogno dello sforzo di tutti ma anche di un Vulture in sofferenza, che in questo momento non ha punti di riferimento nella maggioranza di governo e che non sta raccogliendo quanto meriterebbe, nonostante stia subendo troppe difficoltà, senza che nessuno gli tenda veramente la mano.

