Con Comunicazione del 29 maggio 2026, la Cancelleria della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo di Strasburgo ha notificato ai Rappresentati alla Ricorrente, gli Avvocati italiani Lucia Galletta e Angela Bitonti, l’ammissibilità del Ricorso, considerata tra le fasi più difficili da superare, con conseguente comunicazione al Governo del Caso, Governo al quale la Corte ha formulato specifiche domande in merito alle doglianze denunciate.
Accadeva che dopo il blocco del Parlamento al processo contro i Ministri operanti nel rimpatrio del Generale Almasri, una parte danneggiata nel processo italiano, perché vittima diretta del ricercato libico, presentava Ricorso alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo contro lo Stato italiano per diniego di giustizia e violazione del diritto di accesso a un tribunale garantito dal comma 1 dell’articolo 6 della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo.
La vittima (partecipante al procedimento in anonimato per tutela e sicurezza) sopravvissuta ad atroci crimini in Libia, accusava l’Italia di avergli impedito di accedere alla giustizia, prima rimpatriando il ricercato in violazione del mandato di arresto della Corte Penale Internazionale e dello Statuto di Roma e, poi, bloccando il procedimento penale a carico dei Ministri di Governo agenti nel rimpatrio.
Il ricorso alla Corte di Strasburgo sostiene che tale diniego di giustizia costituisca una “ingerenza statale non giustificata” ai sensi della Convenzione EDU.
“Sebbene l’immunità ministeriale persegua lo scopo legittimo di garantire l’indipendenza del Governo, nel caso di specie, la sua applicazione è stata manifestamente sproporzionata perché evidentemente non necessaria in una società democratica in virtù della Legge e dei Principi convenzionali” affermavano gli Avvocati Lucia Galletta e Angela Bitonti che rappresentano la vittima dinanzi alla Corte EDU. Il punto centrale della doglianza è, difatti, il mancato equilibrio tra scopi, azioni e sacrifici, ossia tra gli interessi perseguiti dallo Stato, i termini dell’azione statale e i diritti sacrificati del ricorrente, diritti non soltanto fondamentali, ma formalmente dichiarati inviolabili dalla CEDU.
La comunicazione ottenuta, ammettendo la manifesta fondatezza del Ricorso, consente l’accesso alla fase di merito del procedimento. La difesa della Ricorrente e il Governo sono ora chiamati al contraddittorio dinanzi alla Camera.

