Bomba carta all’auto Consigliere regionale Roberto Cifarelli e tentata estorsione ai danni dell’imprenditore Francesco Di Marzio: assolto Sergio Coretti. Evaporate le originarie ipotesi accusatorie della DDA di Potenza per le quali il coretti è stato privato della libertà personale per poco meno di due anni. Di seguito i particolari.
All’esito dell’udienza tenuta il 22 gennaio scorso la Corte di Appello di Potenza ha rigettato integralmente il ricorso proposto dalla Procura Generale avverso la pronuncia con cui il Tribunale di Matera aveva assolto “per non aver commesso il fatto” l’architetto Sergio Coretti dall’accusa di essere stato il mandante dell’attentato dinamitardo che la notte del 3 marzo 2020 distrusse l’autovettura dell’ex capogruppo Pd in consiglio Regionale.
Con la stessa sentenza, i Giudici potentini hanno accolto l’appello del Coretti e -quindi- riformato la pronuncia di primo grado, nella parte in cui l’imputato era stato ritenuto responsabile del reato di “tentativo di estorsione aggravata dal metodo mafioso” in danno dell’imprenditore materano, Francesco Di Marzio, in relazione ad una articolata operazione immobiliare, avente ad oggetto la compravendita delle unità abitative e commerciali facenti parte del fabbricato che l’impresa edile del Coretti, Gecos Srl, stava all’epoca realizzando in quel di Policoro.
Decisivi e determinanti le dichiarazioni di un teste dell’accusa, il quale, essendo legato ai tre protagonisti della vicenda da risalenti rapporti di natura personale e politica, è stato il vero e proprio “anello di congiunzione” delle operazioni investigative condotte dalla Digos di Matera su delega della Dda di Potenza, a base delle due gravissime e distinte ipotesi di reato elevate a carico dell’architetto Coretti.
Le sue dichiarazioni sono state di fondamentale importanza per la contestazione mossa dagli inquirenti al Coretti di aver commissionato a noti (anche se mai identificati) esponenti della ndrangheta calabrese e degli ambienti malavitosi policoresi sia l’attentato dinamitardo al Cifarelli, sia la presunta gambizzazione sua e del Di Marzio.
È stata -infatti- l’esigenza di approfondire adeguatamente tale aspetto a determinare non solo e non tanto il trasferimento delle indagini alla Dda di Potenza, quanto piuttosto l’emissione di due distinte e consecutive ordinanze cautelari personali, in esecuzione delle quali Sergio Coretti è stato privato della sua libertà personale (tra carcere e domiciliari) per ben 600 giorni.
Ma questa si è rivelata ben presto solo la “punta dell’iceberg” dell’autentico calvario umano, professionale ed economico-patrimoniale cui l’Arch. Coretti è stato suo malgrado sottoposto.
A pochi mesi dagli arresti, la società di famiglia, Gecos Srl, attiva da oltre 30 anni nel settore delle costruzioni edili e mai prima da allora sfiorata da problematiche di questo tipo, è stata assoggettata a fallimento “in men che non si dica”, con la conseguente dispersione del consistente patrimonio immobiliare, acquisito dagli organi della procedura per essere venduto all’asta: insomma, i sacrifici di una vita cancellati con un colpo di spugna.
Questo il prezzo salatissimo che ha dovuto pagare l’imprenditore materano Sergio Coretti, in seguito alle gravissime ipotesi di reato contestategli dagli organi inquirenti.
Oltre a confermare il suo proscioglimento con la formula ampiamente assolutoria già disposta in primo grado dal Tribunale in ordine all’attentato dinamitardo in danno dell’autovettura del Consigliere Regionale, Roberto Cifarelli, la Corte d’appello ha categoricamente escluso anche la sussistenza del tentativo di estorsione aggravato dal metodo mafioso pianificato in danno dell’imprenditore, Francesco Di Marzio, ridimensionando drasticamente tale imputazione in una banale ipotesi di “esercizio arbitrario delle proprie ragioni”, di un reato -cioè- per il quale non sono consentiti l’arresto, il fermo e men che la custodia cautelare privativa della libertà personale.
Abbiamo tentato di saperne di più dai difensori di fiducia dell’imputato (Avvocati Emilio Nicola Buccico e Nicola Rocco del foro di Matera), i quali, in attesa di leggere le motivazioni della sentenza d’appello, non hanno voluto commentare in alcun modo la decisione, pur lasciando trasparire evidenti segnali di soddisfazione.
L’architetto Coretti, dal canto suo, non esclude l’apertura di un nuovo capitolo dell’ormai annosa vicenda, avendoci confidato di essere “quanto mai determinato a far emergere le inesistenti e strumentali ragioni che hanno condizionato genesi e sviluppi del lunghissimo ed incomprensibile periodo trascorso in regime detentivo, nonché degli strani e non meno inspiegabili intrecci di natura personale che sempre più spesso condizionano in negativo le attività investigative compiute dagli inquirenti, anche di quelle coordinate da funzionari competenti ed integerrimi, grazie ai quali i miei difensori sono riusciti a far crollare le originarie accuse. Una cosa è certa: nel pieno rispetto della legge, tenterò di individuare i soggetti responsabili della gravissima ingiustizia di cui sono stato vittima, per risarcire -seppur in parte- la mia famiglia dell’enorme danno di immagine e patrimoniale subito”.

