Inflazione, Adoc Basilicata: “Serve un piano contro il caro vita”. Di seguito la nota integrale.
I dati provvisori diffusi oggi dall’Istat fotografano esattamente quello scenario che l’Adoc denuncia da mesi: l’inflazione torna a rialzare la testa, accelerando al +3,3% su base annua (rispetto al +2,9% di luglio) e del +0,5% sul mese precedente.
A trainare questa pericolosa risalita è ancora una volta la componente energetica, con rincari a doppia cifra sia sui beni regolamentati (+18,8%) sia su quelli non regolamentati (+16,9%). Ma ciò che desta maggiore allarme sociale è l’impatto immediato sulla quotidianità delle persone: i prodotti ad alta frequenza d’acquisto schizzano al +4,3% (dal 3,4% precedente).
L’estate che ci lasciamo alle spalle è stata scandita da continui rincari e lascia ora in eredità una pesante zavorra: le ondate di caldo prolungato hanno costretto milioni di famiglie a tenere i condizionatori accesi a ciclo continuo, traducendosi in bollette elettriche salatissime che stanno arrivando a destinazione proprio in questi giorni. Questa spinta sui costi dell’energia si riversa immediatamente e a cascata su tutta la filiera produttiva e distributiva, minacciando nuovi rincari sui beni di prima necessità.
La perdita costante del potere d’acquisto non riguarda più soltanto le fasce storicamente più fragili e a basso reddito, ma sta erodendo in modo strutturale la tenuta economica del ceto medio. Vivere dignitosamente sta diventando una corsa a ostacoli quotidiana. Con salari e pensioni fermi al palo o non adeguati al costo reale della vita si rinuncia a spese per la salute, la prevenzione, i beni di prima necessità. Si prevede un autunno di grande difficoltà, aggravato dalle spese per il rientro a scuola. Un quadro reso ancora più grave dall’allarme che arriva dal Mezzogiorno: dai nostri dati, i libri dei testi scolastici sono più alti al sud rispetto al nord e da più parti riceviamo segnalazioni di prezzi al dettaglio per gli stessi prodotti alimentari o per la cura della persona più cari rispetto al Nord. C’è una evidente speculazione e bisogno di maggiori controlli in queste aree del Paese. Oltre al dramma di milioni di famiglie, assistiamo alla beffa di chi ha un reddito pro capite più basso rispetto al resto del Paese e si ritrova a pagare di più gli stessi beni.
Di fronte a questo scenario che rischia di paralizzare i consumi e impoverire ulteriormente il nostro Paese, ribadiamo la necessità di interventi strutturali e non di semplici misure tampone a partire da interventi mirati sull’energia a partire dalla sterilizzazione degli oneri di sistema. Bisogna inoltre prorogare e potenziare il taglio delle accise sui carburanti, ridurre l’aliquota IVA sui generi di prima necessità e continuare il monitoraggio costante dei prezzi lungo la catena di fornitura per contrastare fenomeni speculativi.
Le persone sono costrette ogni giorno a inventarsi strategie di sopravvivenza per far quadrare i conti e arrivare a fine mese: ma cosa fa questo Governo se la vera strategia economica la devono fare i consumatori tagliando sul cibo e sulle cure, mentre chi guida il Paese resta a guardare?
Senza contare i nuovi balzelli che la Regione Basilicata si è inventata per le ricette per una regione dove, contrariamente a quanto falsamente sbandierato da Bardi e Latronico, ci sono liste d’attesa a più di 2 anni. Vergogna.

