Dal caro-vita alla sanità, dal Bonus Gas alle nuove truffe digitali: il presidente dell’ADOC Basilicata Nino D’Andrea al congresso regionale dell’Associazione ha tracciato il bilancio di quattro anni ed ha indicato le priorità per il futuro. Un periodo profondamente segnato dall’aumento del costo della vita, dalla perdita di potere d’acquisto delle famiglie e dalle difficoltà crescenti nell’accesso ai servizi essenziali. In questo scenario, ha sottolineato D’Andrea, l’ADOC ha cercato di trasformare la tutela dei consumatori in un’attività concreta sul territorio. «Il bilancio di questi anni – ha evidenziato – ci impone di guardare non soltanto a ciò che è stato fatto, ma soprattutto a ciò che ancora dobbiamo costruire: una presenza territoriale più efficace, un’Associazione più partecipata e un rapporto con cittadini, istituzioni e UIL fondato su una maggiore consapevolezza del valore della nostra attività».
CRESCONO GLI ISCRITTI, MA LA SFIDA È LA PARTECIPAZIONE
Dal congresso del 2022 il gruppo dirigente è rimasto sostanzialmente invariato, mentre nella struttura sono state inserite nuove figure, soprattutto tra i collaboratori. Un percorso che ha accompagnato anche la crescita degli iscritti, con ADOC Basilicata che, in rapporto alla popolazione residente, si colloca ai vertici della presenza associativa nazionale.
Ma per D’Andrea il dato numerico non basta. «Dobbiamo riuscire a trasformare la capacità di risolvere i problemi in una partecipazione più stabile. Troppo spesso il cittadino arriva quando ha bisogno di aiuto e scompare una volta risolta la pratica».
Nel frattempo l’Associazione ha consolidato anche la propria posizione giuridica con l’iscrizione al RUNTS nella sezione delle Associazioni di Promozione Sociale, assumendo la denominazione di ADOC Basilicata APS ETS.
«LA REGIONE RICONOSCA IL NOSTRO RUOLO»
Particolarmente articolata la parte della relazione dedicata ai rapporti con la Regione Basilicata.
D’Andrea ha rivendicato l’autonomia delle Associazioni dei Consumatori, sottolineando la necessità di un rapporto tra istituzioni e mondo associativo fondato sulla collaborazione, ma anche sul reciproco riconoscimento dei ruoli.
«Le Associazioni – ha spiegato – non sono strutture dipendenti dalla Regione. Siamo soggetti autonomi che collaborano con le istituzioni per garantire servizi ai cittadini».
Il nodo è anche economico. I progetti finanziati comportano tassazione, spese e anticipazioni e, in molti casi, le Associazioni devono attendere tempi lunghi per ottenere le risorse relative ad attività già realizzate.
«Se si vuole garantire una rete di sportelli anche nei piccoli Comuni – ha sottolineato il presidente ADOC – bisogna riconoscere che mantenere aperta una sede ha dei costi: affitti, utenze, gestione e organizzazione. La tutela dei cittadini non può essere garantita con risorse che le Associazioni non possiedono».
SANITÀ, «NON È UNA QUESTIONE DI 2,50 EURO»
Nel mirino anche le criticità del sistema sanitario regionale.
«Il problema non sono i 2,50 euro in sé – ha affermato D’Andrea – ma il rapporto tra i sacrifici richiesti ai cittadini e la qualità dei servizi che ricevono».
Liste d’attesa, carenza di personale e difficoltà di accesso alle prestazioni rappresentano, secondo l’ADOC, il vero nodo da affrontare. Una questione particolarmente delicata in una regione caratterizzata da un progressivo invecchiamento della popolazione.
«Le istituzioni non possono limitarsi a chiedere sacrifici. Devono garantire servizi adeguati a chi quei sacrifici è chiamato a sostenerli».
IL CARO-VITA MANGIA IL BILANCIO DELLE FAMIGLIE
La relazione ha poi acceso i riflettori sull’impatto dell’inflazione.
Tra il 2021 e il 2025, secondo i dati richiamati dall’ADOC, l’indice generale dei prezzi al consumo in Basilicata è aumentato del 17,1%, mentre per i beni alimentari e di uso quotidiano la crescita arriva a circa il 24%.
L’inflazione si traduce, secondo le analisi citate nella relazione, in circa 516 euro di maggiore spesa annua per nucleo familiare.
A pesare sono soprattutto casa, energia, alimentari e trasporti. Particolarmente significativo il capitolo carburanti, in una regione dove la conformazione territoriale e le carenze del trasporto pubblico rendono l’auto privata spesso indispensabile.
«Il caro-vita – ha rimarcato D’Andrea – non è soltanto una questione economica. È una questione sociale, perché riduce la capacità delle famiglie di risparmiare, programmare il futuro e sostenere spese non essenziali».
Un passaggio viene invece individuato nel rapporto con l’assessore Francesco Cupparo e con il Dipartimento Sviluppo Economico, Lavoro e Formazione.
D’Andrea ha evidenziato l’apertura dell’assessore al confronto sulla modifica della legge regionale 40 del 2000, che disciplina il sistema regionale dei consumatori e il Comitato Regionale dei Consumatori.
«Valutiamo positivamente questa apertura – ha detto – ma ora è necessario che si traduca in fatti concreti».
L’ADOC chiede inoltre che venga riconosciuta la funzione sociale svolta dalle Associazioni e che i meccanismi di finanziamento siano compatibili con la reale capacità finanziaria delle strutture.
SERVIZIO CIVILE E PRESENZA NEI TERRITORI
Una parte significativa dell’attività dell’ADOC passa anche dal Servizio Civile Universale, che consente di rafforzare il lavoro delle sedi e mantenere una rete territoriale di circa dieci presidi.
D’Andrea ha però indicato la necessità di concentrare maggiormente le risorse nei territori con maggiore bacino potenziale, citando in particolare Policoro, Rionero, Sant’Arcangelo e Lauria.
L’obiettivo è trasformare la rete degli sportelli in una presenza sempre più capillare ed efficace.
«UN’ADOC PIÙ FORTE, PARTECIPATA E PRESENTE»
In conclusione, D’Andrea ha indicato le priorità per il futuro: più territorio, maggiore partecipazione, uso più efficace delle risorse e un rapporto equilibrato con le istituzioni.
«Un’Associazione dei Consumatori non deve essere cercata soltanto quando c’è un problema. Deve diventare un punto di riferimento stabile per la tutela dei diritti».
È questa, secondo il presidente ADOC Basilicata, la direzione da seguire: rafforzare l’Associazione, renderla più riconoscibile e trasformare la tutela individuale in una più ampia cultura dei diritti, della partecipazione e della cittadinanza.
TORTORELLI (UIL): «LA BASILICATA NON PUÒ ARRENDERSI AL DISAGIO. ALLA REGIONE CHIEDIAMO UN PIANO SOCIALE, NON ALTRI TAVOLI»
Al congresso regionale dell’Adoc il segretario generale della Uil rilancia l’allarme sulle difficoltà di famiglie, lavoratori, precari e pensionati: «Sanità, casa, salari, trasporti e welfare sono la misura concreta delle scelte di governo. Non si può continuare a lasciare il peso delle fragilità a Caritas, parrocchie e volontari»
La povertà non può diventare una condizione strutturale della Basilicata e il disagio economico delle famiglie non può essere affrontato soltanto quando arriva alla porta delle parrocchie, della Caritas o delle associazioni. È da qui che il segretario generale della Uil Basilicata, Vincenzo Tortorelli, rilancia, dal congresso regionale dell’Adoc, una richiesta politica precisa alla Regione: mettere la questione sociale in cima all’agenda di governo e trasformare l’emergenza in una politica strutturale.
«La situazione di crescente disagio economico delle famiglie lucane, dei lavoratori dipendenti, dei precari e dei pensionati ci preoccupa – afferma Tortorelli – e non può essere considerata un fenomeno marginale o affidata alla sola capacità di risposta delle nostre comunità».
Per la Uil occorre convocare un vero Tavolo regionale sulla questione sociale, con sindacati, Comuni, Terzo settore, Caritas, associazioni e rappresentanze delle comunità. Ma con una condizione precisa: non un altro tavolo destinato a produrre dichiarazioni e fotografie istituzionali.
«Serve un confronto dal quale far nascere un Piano regionale di contrasto alla povertà e alle fragilità, con risorse, obiettivi verificabili, tempi e responsabilità precise. Altrimenti rischiamo di continuare a gestire le emergenze senza mai affrontarne le cause».
Il punto politico, per la Uil, riguarda direttamente le scelte della Regione e il modo in cui vengono costruiti bilanci e politiche pubbliche. «Ogni decisione dovrebbe essere accompagnata da una domanda semplice ma decisiva: chi viene lasciato indietro?». Non mi pare – aggiunge – che ciò sia avvenuto in occasione dell’Assestamento di Bilancio approvato a maggioranza dal Consiglio Regionale insieme alla conferma del ticket di 2,50 euro per le prescrizioni in farmaxia.
Una domanda che, invece, secondo Tortorelli, deve attraversare tutte le principali politiche regionali. «Sanità, ticket, welfare, trasporti, politiche abitative, lavoro, salari, giovani e sostegno alle famiglie non sono capitoli astratti di un bilancio. Sono la vita quotidiana delle persone. E dalle decisioni assunte su questi capitoli dipende la possibilità di una famiglia di curarsi, pagare una casa, spostarsi, lavorare e costruire il proprio futuro».
È proprio qui che la Uil alza il livello della critica. «Non possiamo pensare che siano le parrocchie, la Caritas, le associazioni e il volontariato a farsi carico indefinitamente delle conseguenze delle difficoltà sociali. Il loro lavoro è prezioso e insostituibile, ma la solidarietà non può diventare un alibi per l’assenza della politica».
Per Tortorelli la Basilicata deve cambiare impostazione: «Meno gestione delle emergenze e più prevenzione. Meno interventi frammentati e più programmazione. Meno annunci e più risultati. Meno solitudine istituzionale e più rete territoriale».
Il Tavolo regionale richiesto dalla Uil deve quindi diventare una sede operativa. «Non ci interessa un altro appuntamento formale – insiste il segretario generale –. Vogliamo un luogo nel quale assumere decisioni, mettere insieme risorse e responsabilità, fissare obiettivi e verificare pubblicamente ciò che viene realizzato».
Perché il rischio, avverte il sindacato, è quello di abituarsi al disagio e trasformare l’emergenza sociale in una normalità silenziosa.
«Assistere chi è già caduto è necessario. Ma una politica sociale seria deve soprattutto impedire che altre persone cadano. Se una famiglia non riesce a sostenere il costo della vita, se un pensionato rinuncia a una prestazione sanitaria, se un giovane non trova un lavoro stabile, se una donna resta sola davanti alla difficoltà di conciliare lavoro e famiglia, non siamo di fronte a problemi individuali: siamo davanti a una questione politica».
Da qui anche il messaggio che Tortorelli affida al congresso dell’Adoc: «La solidarietà può tamponare una ferita. Non può sostituire una politica sociale».
Il richiamo riguarda anche il ruolo dell’Adoc e, più in generale, della rete sindacale e associativa. La tutela del cittadino-consumatore, oggi, si intreccia sempre più con la difesa del reddito, dei servizi pubblici, dell’accesso alla salute, della casa e della dignità del lavoro.
«La Uil – conclude Tortorelli – vuole continuare a svolgere fino in fondo la propria missione di sindacato delle persone. E questo significa stare accanto a chi lavora, a chi cerca lavoro, ai pensionati, alle famiglie e ai cittadini-consumatori. Ma significa anche chiedere alle istituzioni di fare la propria parte».
E il messaggio che arriva dal congresso dell’Adoc è soprattutto politico: una comunità può aiutare chi è in difficoltà, ma non può essere chiamata a sostituire indefinitamente le istituzioni.
«Non lasciare indietro nessuno – conclude Tortorelli – non può essere uno slogan da pronunciare nelle occasioni ufficiali. Deve diventare una scelta di governo, con risorse, responsabilità e risultati misurabili. Perché una Regione si giudica anche da come protegge chi rischia di rimanere indietro».




