Il carovita continua a pesare sui bilanci delle famiglie lucane. È quanto emerso dal sondaggio promosso dallo SPI CGIL Basilicata, in base al quale l’aumento dei costi pesa maggiormente sulla spesa alimentare e sul carburante. “Il problema – spiega il segretario Michele Sannazzaro – non riguarda più ciò a cui si può rinunciare, ma ciò a cui non si può rinunciare. Il risultato del sondaggio pubblicato sul sito dello Spi Cgil Basilicata restituisce un’indicazione molto chiara: al primo posto c’è la spesa alimentare, indicata dal 39% dei partecipanti, seguita dai carburanti con il 28%. Seguono bollette, sanità e farmaci e spese per la casa. È un risultato che deve far riflettere, perché le persone non ci stanno parlando di consumi superflui. Ci stanno parlando del cibo che mettono a tavola, del carburante necessario per spostarsi, delle bollette da pagare, dei farmaci e delle visite mediche. Il carovita sta colpendo innanzitutto le spese alle quali una famiglia non può rinunciare.
Il sondaggio dello Spi – precisa Sannazzaro – non vuole sostituirsi alle statistiche ufficiali. Ha un’altra funzione: ascoltare le persone e capire dove il peso dell’aumento dei prezzi viene avvertito maggiormente nella vita quotidiana. E ciò che emerge coincide con un fenomeno che Spi Cgil e Federconsumatori stanno denunciando a livello nazionale attraverso la campagna “E io pago!”: negli ultimi anni il forte aumento dei prezzi ha determinato una consistente erosione del potere d’acquisto di pensionati e famiglie.
Il punto è che oggi rischia di affermarsi una rappresentazione fuorviante della realtà. Sentiamo dire che l’inflazione sta rallentando – continua Sannazzaro – e questo rischia di far passare il messaggio che il problema del carovita sia ormai alle nostre spalle. Ma se l’inflazione diminuisce non significa che diminuiscono i prezzi. Significa che i prezzi aumentano più lentamente dopo essere già cresciuti moltissimo. Questa differenza può sembrare tecnica, ma diventa chiarissima quando si arriva alla cassa del supermercato».
Ed è proprio la spesa alimentare ad emergere come la principale preoccupazione.
Un segnale particolarmente grave perché il cibo rappresenta una delle componenti meno comprimibili del bilancio familiare. Quando il reddito disponibile diminuisce, quindi, il rischio è che le famiglie non smettano semplicemente di acquistare: comprino meno, scelgano prodotti più economici, rinuncino alla qualità oppure taglino altre spese per riuscire a riempire il carrello.
Per pensionati e famiglie con redditi medio-bassi questo meccanismo diventa ancora più pesante.
Il problema vero – osserva Sannazzaro – è il rapporto tra prezzi e redditi. Non basta guardare quanto aumenta una pensione o uno stipendio in termini nominali: bisogna chiedersi cosa quella pensione e quello stipendio permettono realmente di comprare. Ed è su questo terreno che negli ultimi anni tantissime persone hanno perso potere d’acquisto”.
Il secondo dato che emerge dal sondaggio riguarda i carburanti.
Una questione che in Basilicata assume caratteristiche particolari.
“Per chi vive nelle nostre aree interne – sottolinea Sannazzaro – l’automobile molto spesso non è una scelta. Serve per andare al lavoro, raggiungere un ospedale, effettuare una visita specialistica, accompagnare un familiare o raggiungere servizi che nel proprio comune non esistono più. Quando aumenta il carburante aumenta il costo della distanza. E in una regione come la Basilicata la distanza dai servizi è già una forma di disuguaglianza”.
Il carovita, dunque, non riguarda soltanto l’andamento dei prezzi. Riguarda la qualità della vita e la possibilità concreta delle persone di esercitare diritti fondamentali.
Anche il peso attribuito nel sondaggio a bollette, sanità e farmaci conferma questa lettura.
“Quando una famiglia deve destinare una parte sempre maggiore del proprio reddito al supermercato, al distributore e alle utenze – continua Sannazzaro – inevitabilmente rimangono meno risorse per tutto il resto. E quando tra quel “resto” finiscono una visita medica, un esame diagnostico o una cura, il carovita smette definitivamente di essere soltanto una questione economica e diventa una questione sociale. E c’è un rischio ancora più grande – conclude – che ci abituiamo a tutto questo. Che diventi normale fare continuamente i conti davanti allo scaffale di un supermercato, limitare gli spostamenti perché il carburante costa troppo, avere paura dell’arrivo di una bolletta o rinviare una visita perché costa. L’impoverimento non diventa meno grave soltanto perché le persone imparano, giorno dopo giorno, a conviverci”.
Ago 24

