Quanto sta accadendo al signor Leonardo, agricoltore di 72 anni della Basilicata, rappresenta in maniera drammatica il fallimento politico, ambientale e sociale del modello estrattivista imposto alla nostra regione.
Un uomo anziano, proprietario di un terreno situato tra pozzi petroliferi, oggi rischia di essere indicato come responsabile di contaminazioni da idrocarburi pesanti rinvenute a oltre 18 metri di profondità nel sottosuolo. Tutto questo dopo aver semplicemente concesso una parte del proprio terreno per installare un piezometro utile al monitoraggio ambientale delle attività petrolifere di TotalEnergies.
È l’ennesimo paradosso lucano: i cittadini subiscono per anni le conseguenze delle estrazioni petrolifere e alla fine vengono persino trasformati nei colpevoli.
Da oltre vent’anni raccontano ai lucani che il petrolio avrebbe portato sviluppo, lavoro, benessere e opportunità. La realtà è sotto gli occhi di tutti: territori senza servizi, comunità impoverite, giovani costretti a emigrare, agricoltura penalizzata, paesi spopolati e un aumento costante delle preoccupazioni sanitarie e ambientali nelle aree interessate dalle estrazioni, il tutto con il costi del carburante inaccettabile
I recenti dati sanitari come denunciato dai medici per l’ambiente preoccupano non poco.
Le multinazionali del petrolio continuano a fare profitti enormi sfruttando il sottosuolo lucano, mentre ai cittadini restano soltanto le briciole e i rischi ambientali in uno alla beffa dei costi energetici più alti d’Italia. Nessun vero vantaggio strutturale per le famiglie lucane, nessuna rivoluzione occupazionale, nessuna compensazione adeguata rispetto ai sacrifici imposti a un intero territorio.
Anzi, oggi si arriva al punto che un agricoltore venga ritenuto responsabile di una contaminazione profonda in un’area circondata da attività petrolifere, sulla base del principio del “più probabile che non”, mentre tra le ipotesi formulate figurano persino perdite di olio da un vecchio trattore custodito in garage.
È una vicenda che ha il sapore dell’ingiustizia e che alimenta ulteriormente la sfiducia dei cittadini verso un sistema che troppo spesso appare sbilanciato a favore delle compagnie petrolifere.
Europa Verde – Alleanza Verdi e Sinistra Basilicata ritiene inaccettabile che in una regione trasformata in distretto energetico nazionale si continui a minimizzare l’impatto delle estrazioni e a scaricare sui cittadini il peso delle conseguenze ambientali.
Per questo abbiamo già interessato il gruppo parlamentare di Alleanza Verdi e Sinistra alla Camera dei Deputati affinché venga presentata un’interrogazione parlamentare sul caso del signor Leonardo e, più in generale, sulla gestione ambientale delle attività estrattive in Basilicata.
Chiederemo chiarezza sulle modalità con cui vengono accertate le responsabilità ambientali, sui controlli effettuati attorno ai siti petroliferi e sulle tutele riconosciute ai cittadini che vivono quotidianamente accanto ai pozzi.
La Basilicata non può continuare a essere trattata come una colonia energetica da sfruttare. I lucani meritano rispetto, salute, trasparenza e un modello di sviluppo diverso, fondato sulla tutela del territorio e non sul profitto delle multinazionali del petrolio.

