Oltre duecento impianti agrivoltaici attivi in Europa e più di 15 gigawatt installati delineano una crescita solida, trainata da Francia, Germania e Paesi Bassi. In Italia, il PNRR sostiene oltre settecento progetti per circa due gigawatt, con l’obiettivo di raggiungere 1,04 gigawatt entro giugno 2026. Dal Forum nazionale sull’agrivoltaico, tenutosi a Roma, è emersa con chiarezza la necessità di regole certe, tempi rapidi e una visione politica capace di guidare la transizione, mettendo al centro il coinvolgimento degli agricoltori e il dialogo tra istituzioni e filiere produttive. Alle Regioni arriva un appello preciso: accelerare gli iter autorizzativi, individuare aree idonee aggiuntive rispetto a quelle nazionali e garantire uno sviluppo omogeneo per evitare approcci frammentati. In questa cornice, Legambiente ha lanciato la nuova campagna “Agrivoltaico: per un’Italia Agricola e Solare”, nazionale e territoriale, per promuovere il ruolo di questa tecnologia nell’integrare energia, agricoltura e tutela del suolo.
L’agrivoltaico non è una semplice tecnologia, ma una scelta di sistema capace di tenere insieme transizione energetica, produzione agricola e tutela del suolo, offrendo nuove prospettive al settore primario e diversificando le entrate delle imprese agricole. Si può coltivare tra le file dei pannelli fotovoltaici, garantendo la continuità delle pratiche agricole. Eppure, nonostante il forte interesse del mercato e le prospettive di crescita, il rischio di un rallentamento è concreto: ritardi normativi, complessità autorizzative, contestazioni locali e l’assenza di una visione politica chiara continuano a pesare.
Secondo il dossier “L’agrivoltaico in Italia 2026” di Legambiente, a livello europeo sono attivi oltre duecento impianti per una capacità superiore ai 15 gigawatt, con Francia, Germania e Paesi Bassi in testa. Anche in Italia il settore vive una forte espansione progettuale, con oltre settecento progetti selezionati dal PNRR e investimenti che nel 2024 hanno superato i 17 miliardi di euro. Resta però il paradosso di una crescita frenata da regole contraddittorie e iter normativi tortuosi. L’agrivoltaico, nel pieno della crisi climatica, rappresenta una risposta concreta: produce energia pulita senza sottrarre suolo all’agricoltura, riduce il fabbisogno idrico, mitiga gli effetti dei cambiamenti climatici e può favorire la biodiversità e il contrasto all’abbandono dei terreni.
Come dichiarato da Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente, l’agrivoltaico è uno dei banchi di prova più importanti per la transizione energetica del Paese, e non si tratta di scegliere tra produzione agricola ed energia rinnovabile, ma di costruire un’integrazione virtuosa. Per questo Legambiente ha lanciato la campagna “Agrivoltaico: per un’Italia Agricola e Solare”, per favorire un confronto sinergico tra mondo agricolo, imprese delle rinnovabili e istituzioni.
Angelo Gentili, responsabile agricoltura di Legambiente, ha sottolineato che l’agrivoltaico può essere una leva straordinaria per il rilancio del settore primario, a patto che i progetti nascano da una reale integrazione tra competenze agronomiche ed energetiche, rendendo gli agricoltori protagonisti.
Il ruolo delle Regioni è centrale: tocca a loro tradurre gli indirizzi nazionali in scelte concrete, definendo aree idonee e autorizzando progetti con maggiore rapidità, evitando approcci restrittivi o disomogenei. La sfida dell’agrivoltaico è prima di tutto politica. Riguarda il modo in cui il Paese decide di governare la transizione ecologica, tenendo insieme innovazione, tutela del suolo e futuro delle comunità rurali. Le risorse del PNRR sono un passaggio importante, ma non sufficiente: serve una strategia di lungo periodo. Coltivare energia senza smettere di produrre cibo non è più una prospettiva teorica, ma una possibilità concreta. Sta ora alle istituzioni decidere se accompagnarla o lasciarla incompiuta.
Secondo Antonio Lanorte, Presidente di Legambiente Basilicata, l’agrivoltaico rappresenta un modello chiave per la transizione energetica nella regione. Installato su meno del 2% della Superficie Agricola Utilizzata, può trasformarsi in una grande opportunità per costruire un sistema capace di tenere insieme produzione di cibo ed energia pulita, coinvolgendo gli agricoltori e rispettando i paesaggi.

