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Ghetto La Felandina di Metaponto, Forum delle Terre di Dignità presenta iniziative per risolvere le criticità e consegna documento al Prefetto di Matera

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Sfilata con tappe a Serramarina e matera il prossimo 26 settembre e manifestazione davanti alla Regione Basilicata prevista il prossimo 3 settembre. Sono le prime due iniziative annunciate questa mattina a Matera dal Forum delle Terre di Dignità per fermare le condizioni disumane in cui vivono i migranti lavoratori nel ghetto ex La Felandina.

Rispetto della dignità del lavoro, semplificazione dei tempi di regolarizzazione, applicazione delle norme sui flussi di manodopera in agricoltura, sistemazione logistica adeguata dopo l’annunciato sgombero del sito precario della “Felandina”.
Sono le richieste che gli attivisti del “Forum Terre di Dignità”, Altragricoltura, Associazione NoCap e Comitato Braccianti della Felandina illustrate questa mattina a Matera nel corso di una manifestazione e di una conferenza stampa davanti alla Prefettura.

All’incontro con i giornalisti, utile per presentare ufficialmente il documento condiviso e approvato in assemblea dal Forum delle Terre di Dignità, hanno partecipato due rappresentanti del Comitato Braccianti della Felandina, il sudanese Mohammed Sadad e il nigeriano Samuel Jacobs, il presidente di Altragricoltura, Gianni Fabbris, il presidente dell’Associazione NoCap, Yvan Sagnet, Vito D’Aprile per il Movimento Riscatto e alcuni rappresentanti di Associazioni laiche e cattoliche componenti il Forum Terre di Dignità.

L’incendio del 7 agosto scorso che ha provocato la morte di una giovane donna nigeriana ha riacceso i riflettori sulla scandalosa e inumana condizione in cui versano i lavoratori braccianti migranti costretti a vivere da oltre dieci anni in “accampamenti di fortuna” nel territorio del Metapontino in occasione delle campagne di raccolta. Per sollecitare un intervento da parte delle istituzioni l’associazione TerreJoniche aveva lanciato un appello a numerose associazioni che hanno firmato in prossimità del ghetto ex La Felandina il documento fondativo del Forum delle Terre di Dignità. Il documento è stato sottoscritto anche da Milo Rau, il regista internazionale che in collaborazione con la Fondazione Matera 2019 sta allestendo fra Matera e le campagne lucane e pugliesi il docufilm “Il Nuovo Vangelo” girato fra i migranti e nei ghetti, e i componenti della Campagna internazionale “La Rivolta della Dignità”.

Particolarmente apprezzato l’intervento di Yvan Sagnet, un ingegnere originario del Camerun di 33 anni, che è arrivato in Italia per laurearsi a Torino in ingegneria delle telecomunicazioni nel 2013 e oggi risiede a Roma. Per pagare gli studi nel 2011 Sagnet si è trasferito ad Otranto per raccogliere pomodori e angurie e nel territorio pugliese ha deciso di combattere il fenomeno del caporalato, convincendo circa un migliaio di persone alla rivolta. “Ho scoperto cose che non avevo mai visto, ghetti, schiavitù e non potevo accettare quella situazione. Ho sofferto molto ma siamo riusciti a far approvare una legge sul caporalato. Nel 2017 sono stato insignito dal presidente della Repubblica Mattarella del titolo di Cavaliere della Repubblica. Ho fondato anche l’associazione No Cap, che vuol dire no al caporalato e nel 2018 ho deciso di avviare il progetto della tracciabilità delle filiere. Andiamo dalle aziende agricole e chiediamo l’adesione attraverso un bollino etico che possa garantire la tracciabilità dei loro prodotti che vengono poi commercializzati. La situazione del ghetto La Felandina è insostenibile, con 600 persone costrette a vivere in condizioni disumane. So che le istituzioni hanno già avviato le procedure per lo sgombero. E’ sicuramente una buona notizia lo sgombero ma serve l’alternativa, altrimenti si rischia di ritrovare gli stessi problemi in un altro luogo. L’appello per cambiare questa situazione lo rivolgiamo alle istituzioni, perché le imprese non possono farsi carico di questo problema, visto che i pomodori vengono venduti a soli 9 centesimi di euro al chilo”.

Gianni Fabbris: “Il documento di costituzione è chiaro nel chiamare alla responsabilità le istituzioni che finora hanno “guardato altrove senza assumere la responsabilità delle risposte.
Nel documento si legge: “Se ci sono eventi prevedibili nel Metapontino (come ovunque in Italia e in Europa) questi sono i bisogni e i flussi di manodopera in agricoltura. Sappiamo tutto con sufficiente approssimazione: quanti ettari delle differenti colture si mettono in campo, in quali periodi si svolgono le lavorazioni, quanti sono i bisogni stimati di uomini e donne che dovranno essere impegnati per lavorare. Se si sa programmare la gestione dell’acqua, perché non si possono organizzare i flussi di lavoro?
Dove è “l’emergenza”? Centinaia di braccianti, migliaia se consideriamo gli spostamenti interregionali, arrivano ogni anno da fuori del nostro territorio per integrare l’offerta di manodopera locale insufficiente, senza trovare le condizioni adeguate per poter lavorare: servizi, abitazioni, trasporti. Non potranno essere gli agricoltori a farsi carico da soli di risolvere problemi che, evidentemente, richiedono la piena responsabilità delle istituzioni nel determinare le condizioni logistiche e operative per l’accoglienza, un piano di gestione dei fabbisogni, una gestione trasparente del rapporto domanda/offerta di lavoro, una infrastrutturazione dei trasporti.
Cosa ci dobbiamo aspettare se i pomodori sono pagati 8 centesimi al campo o le albicocche 5 centesimi? Quale qualità del lavoro e dei prodotti potrà essere garantita? Possiamo scandalizzarci del lavoro schiavo se accettiamo l’idea che i prodotti al campo vengano sottopagati dalla speculazione commerciale e finanziaria?
In un Paese che da millenario luogo di produzione del cibo e lavoro della terra diventa una grande piattaforma commerciale, la presenza dei migranti nel nostro territorio durante le campagne di raccolta e lungo i tempi del lavoro della terra amplifica i nostri ritardi e i problemi di una società economicamente sempre più debole con un’agricoltura che sta vivendo una crisi insopportabile.
È in questo quadro che dobbiamo unire gli sforzi per affermare, al contrario, il fronte comune di chi lavora e produce e di chi ha interesse diretto ad un cibo giusto prodotto in un territorio tutelato e in contesti trasparenti; il nostro sistema straordinario dell’ortofrutta non può permettersi condizioni barbare da medioevo e le istituzioni non possono lasciare soli i nostri agricoltori e i braccianti a pagare lo sfruttamento di prezzo al campo ed a scaricarlo sui più deboli.”
Primi firmatari del documento di costituzione e l’agenda delle prime iniziative sono proprio i braccianti della Felandina che nei giorni scorsi si sono organizzati in Comitato Braccianti della Felandina dandosi un coordinamento in cui sono rappresentate le diverse nazionalità presenti nel campo; a loro si sono aggiunte le organizzazioni italiane e le associazioni a difesa dei diritti di questi lavoratori migranti: “Siamo diversi per approccio culturale, visione politica, esperienze concrete, composizione e natura delle pratiche che mettiamo in campo ma, in nome dell’impegno laico come dell’impegno religioso, di quello sociale come di quello istituzionale, siamo tutti testimoni attivi di una presenza diffusa da anni a sostegno dei più deboli, dei diritti e del territorio in quanto rappresentanti di sindacati, associazioni di volontariato, comunità e associazioni di credenti, movimenti civili, espressioni della cultura e dell’arte, comitati di iniziativa. In nome della nostra diversità che coltiviamo come valore e ricchezza, riconoscendoci nei comuni valori della democrazia, avendo bene a cuore i principi di umanità e di giustizia e l’obiettivo di tutelare e difendere le nostre comunità, dopo esserci incontrati abbiamo deciso di costruire uno spazio comune di iniziativa per mobilitare la società e le istituzioni perché la barbarie e l’arretratezza dei ghetti in cui vivono i braccianti impegnati nelle campagne di raccolta e nel lavoro delle nostre terre abbia una risposta degna della nostra storia e cultura civile e democratica”.
Il Forum delle Terre di Dignità intende avviare una grande campagna di comunicazione sociale e di informazione e di premere nei confronti delle istituzioni affinchè facciano il loro dovere, offrendo le risposte di cui hanno responsabilità a partire dal dire quale è la soluzione in termini di ospitalità per i ragazzi e i lavoratori adesso accampati alla Felandina.
Prima tappa sarà la manifestazione unitaria che il 29 agosto vedrà sfilare insieme i braccianti migranti della Felandina con gli agricoltori, i braccianti italiani e le associazioni che compongono il Forum per concludersi in un’assemblea cui sono invitati tutti i sindaci del Materano, le Istituzioni, la Regione e soprattutto “le persone che hanno a cuore gli interessi delle nostre comunità rurali e la democrazia”.
Il documento è stato successivamente consegnato al Prefetto di Matera, Demetrio Martino.
Durante la conferenza stampa è stato distribuito anche un volantino denominato “Rivolta della dignità” con tutte le iniziative che saranno organizzate tra settembre e novembre 2019.

Michele Capolupo

Di seguito il programma della mobilitazione del 26 agosto – Forum delle Terre di dignità, partenza da Serramarina di Metaponto.

Terra, lavoro e diritti: una vita degna per tutti ripartire dal lavoro per rilanciare l’agricoltura del Sud

Il programma:
ore 6-8 Ghetto della Felandina,
Caffè. Assemblea e preparazione dei cartelli e degli striscioni

ore 8,30 Trasferimento con i mezzi (trattori, autobus e vetture) verso la località Pizzica
ore 9 -10 Marcia della dignità lungo le terre agricole del Metapontino a piedi lungo la Via di collegamento fra la Basentana e la S.P.
175 (Pizzica) fino al Casello del Consorzio di Bonifica ore 10 Trasferimento con i mezzi lungo la S.P. 175 dal Casello del
Consorzio di Bonifica alla Piazzetta di Serramarina
ore 10,30 – 13 Assemblea. Manifestazione nella piazza di Serramarina
Al termine approvazione del documento e della risoluzione unitaria con le richieste e l’agenda delle ulteriori iniziative
ore 16 Una delegazione si reca a Matera per consegnare la risoluzione al Prefetto

Sono invitati tutti gli uomini e le donne del territorio sindaci, movimenti, associazioni, sindacati, parroci, forze sociali, braccianti e
agricoltori, forze politiche
La Manifestazione si svolgerà senza insegne politiche con uno striscione unitario e i cartelli che saranno preparati nel ghetto della Felandina la mattina prima di partire.

Di seguito il testo integrale del documento approvato dal Forum delle terre di dignità.

Ai Sindaci ed agli eletti della Provincia di Matera. Al Presidente della Provincia di Matera
Agli uomini e alle donne. Alle Associazioni, Sindacati, Movimenti di Basilicata
Agli agricoltori, ai braccianti, a tutte le realtà impegnate a difendere la terra e le sue culture

Care e cari, vi scriviamo per invitarvi alla giornata di incontro, impegno e mobilitazione che abbiamo
organizzato il 26 agosto nella piazza di Serramarina alle ore 11 (e nel percorso per arrivarvi) dal titolo:
Siamo un gruppo di associazioni laiche e cattoliche, sindacati e movimenti attivi nel territorio, diversi per
storia e obiettivi ma tutti da sempre impegnati a sostenere e difendere le ragioni degli uomini e delle donne
del Metapontino e della nostra Regione. Ci siamo ritrovati, conservando le nostre diversità, nell’impegno
per provare a lenire in questi giorni le sofferenze dei ragazzi, degli uomini e delle donne che hanno vissuto
fin qui accampati alla Felandina, arrivati per lavorare nei nostri campi raccogliendo la frutta e gli ortaggi.
L’incendio della Felandina, in cui il 7 agosto 2019 è morta fra le fiamme Eris Petty Stone è l’ennesima,
annunciata, vergogna italiana come lo sono tutti i ghetti in cui sono costretti i braccianti che si spostano per
lavorare nei campi in tutta Europa. “Agglomerati urbani di fortuna”, baracche prive di acqua, luce e servizi
igienici, luoghi indegni per chi contribuisce a mantenere vitale il nostro sistema produttivo. Tutto questo
nella indifferenza e disinteresse dello Stato, della Regione, dei Comuni, incapaci fin qui di garantire il
rispetto dei diritti umani e di assolvere alla funzione di programmazione e supporto che competono loro.
Noi abbiamo deciso di non voltare la testa nell’ipocrisia di chi fa finta di non vedere che da almeno quindici
anni, centinaia di braccianti (migliaia se consideriamo gli spostamenti interregionali) arrivano ogni anno da
fuori del nostro territorio per integrare l’offerta di manodopera locale insufficiente, senza trovare le
condizioni adeguate per poter lavorare: servizi, abitazioni, trasporti. Così come non possiamo fare finta di
non sapere che se i pomodori vengono pagati 9 centesimi o le albicocche 5 centesimi si produce
inevitabilmente sfruttamento che colpisce gli agricoltori, i braccianti, i consumatori e tutto il territorio.
Serve una grande alleanza di società fra chi lavora la terra (braccianti e agricoltori) e cittadini perché non
potranno essere gli agricoltori a farsi carico da soli di risolvere problemi che, evidentemente, richiedono la
piena responsabilità delle istituzioni.
I cittadini non possono essere lasciati soli ad affrontare le emergenze!
Con la manifestazione del 26 agosto, chiediamo:
1) Che la Regione renda immediatamente disponibili per la Provincia di Matera i soldi messi a disposizione
dell’UE per l’accoglienza (e fermi a Potenza) in modo da dare una prima risposta civile
.
2) Che la Prefettura di Matera indichi con chiarezza quale è la proposta per evacuare la barbarie della
Felandina (anche ascoltando le persone che vi vivono riunite in comitato) prima di effettuare lo sgombero,
nei tempi per cui i braccianti che vi vivono possano ottenere il salario che spetta loro per le attività in corso e
che abbiano un’alternativa dignitosa anche temporanea per evitare che si riformino inevitabilmente
accampamenti di fortuna e garantendo il diritto alla salute, all’informazione e alla cittadinanza
.
3) Che si componga presso la Regione un Tavolo permanente con il pieno coinvolgimento dei Comuni, delle
forze sociali e sindacali e del volontariato civile impegnato per affrontare il tema del superamento dei ghetti
.
4) Che si realizzi un piano organico per gestire le campagne di raccolta
.
5) Che vengano realizzate misure regionali per garantire, con l’attuazione delle norme sui diritti del lavoro e
contro il caporalato, il pieno diritto delle imprese agricole a realizzare reddito assicurando servizi e il
rispetto del prezzo minimo al campo intervenendo sulla speculazione commerciale e finanziaria

La fotogallery della conferenza del Forum delle Terre di Dignità (foto www.SassiLive.it)

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