All’istituto Pentasuglia di Matera la “macchina dell’acqua”, primo passo per una coscienza più verde

2 Dicembre, 2019 20:52 |
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La crescita della coscienza ambientale di ciascuna ragazza e ragazzo passa per la scuola. A essa tocca il compito di educare prima lepiccole e ipiccoli e poi gli adolescenti affinché facciano meglio di noi adulti nella cura dell’ambiente.
Tuttavia l’azione non può essere solo teorica, deve mettere in pratica gli insegnamenti e mutare gli atteggiamenti di ciascuno affinché la casa comune, il nostro Pianeta, possa restituirci quello che pian piano, nel tempo, gli abbiamo irresponsabilmente sottratto.
Da oggi il Pentasuglia di Matera, l’ex Industriale, scuola che da oltre 50 anni forma generazioni di tecnici del suo vasto territorio di riferimento, ha bandito la plastica dalle sue macchine distributrici.
Ieri è stata completata la posa in opera di una grande macchina distributrice di acqua naturale filtrata, refrigerata ed eventualmente frizzante. Per i nostri ragazzi è dunque possibile abbandonare l’uso delle odiose bottigliette di plastica.
Inoltre, già da subito, agli altrettanti nostri studenti,è iniziata la consegna di 1350 bottiglie riutilizzabili.
Tuttavia, siamo convinti che per migliorare le condizioni del nostro Pianeta, tutti debbano essere disponibili a sostenere, in prima persona, anche solo piccoli sacrifici.
In virtù di ciò e in accordo con i rappresentanti degli studenti, il costo dell’acqua distribuita sarà pari a quello della vecchia acqua in bottiglia. Non chiediamo sovvenzioni o aiuti economici a chicchessia, ci impegniamo.
Promotore dell’iniziativa, che per la sua attuazione ha richiesto tempo e impegno, è stato il Dirigente Scolastico Antonio Epifania che sottolinea come quest’agire colga appieno lo spirito dell’Istituzione scolastica.
Da sempre, al Pentasuglia,le competenze, specie quelle che quotidianamente i futuri tecnici utilizzeranno nella loro vita professionale, prestano vigile attenzione alle implicazioni ambientali di ogni soluzione tecnologica.
Continua il D.S., ben vengano allora le ormai ricorrenti manifestazioni per l’ambiente ma occorre andare oltre. Si deve abbandonare lo stereotipo della protesta. Partendo dall’educare alla cittadinanza, si deve passare agli incontri con esperti, alla conoscenza del fenomeno e dei problemi ad essi connessi.
Occorre far comprendere a ciascun allievo che le complesse problematiche che sottendono l’inquinamento selvaggio, vanno dal mancato riciclo dei materiali, allo smaltimento illecito dei rifiuti o all’uso smodato di energia che tanti fanno.
E’ imperativo educare all’impegno quotidiano, in prima persona e senza remore. Occorre cominciare dal piccolo e dall’ordinario: non lasciare rifiuti per strada, rendersi conto che qualunque oggetto impiega un considerevole tempo per degradarsi. Riflettere, per esempio, su quanto tempo impiegherà a dissolversi una bottiglia di birra abbandonata sulla spiaggia. Considerare l’irresponsabilità di apparenti ingenui gesti come l’abbandonare in strada anche una sola cicca di sigaretta perché essa impiega più di 2 anni per scomporsi. Ancora, una bottiglia di vetro, abbandonata in spiaggia, impiega 4000 anni e una di plastica sopravvive per più di 10 nostre generazioni.
Il D.S. proporrà che al Pentasuglia, le prossime assemblee d’Istituto siano dedicate a questi argomenti.

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