ICUPE nel mondo onirico del film Avatar con i “Linguaggi diversi” di Arvedo Arvedi nello Studio Arti Visive di Matera

21 Febbraio, 2016 08:48 |
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Da un incontro fantastico tra mare e cinema possono nascere nuove forme di comunicazione dell’arte,  i “Linguaggi diversi, Avatar”. E’ questo il tema della nuova mostra d’arte di Arvedo Arvedi, inaugurata a Matera nello studio Arti Visive di Franco Di Pede. Per la sua nuova personale nella capitale europea della cultura 2019 il Conte veronese si è ispirato ad Avatar, il “meraviglioso, onirico e  ipertecnologico film di James Cameron e al suo elettrizzante mondo, Pandora” e nella città dei Sassi presenta sedici opere di varie dimensioni con tecnica mista su legno, dedicate al rispetto del fondo marino: flora e fauna. Con la presenza costante di ICUPE, acronimo dei suoi pesciolini che identifica Icona Umanità Pesce, le opere sono realizzate con quattro tecniche pittoriche che esaltano la fantasia dell’artista: shadow, plaster, cromolife e cromolife Lab Capri, in cui sono presenti alcune stoffe pregiate di una nota griffe dell’isola campana.
La mostra sarà visitabile presso lo Studio Arti Visive in via delle Beccherie a Matera fino al 10 marzo 2016, dalle ore 18 alle ore 20.30, dal lunedì al sabato.

Di seguito la cartolina della mostra di Arvedo Arvedi l’intervista per SassiLive concessa dall’artista Arvedo Arvedi.

Come si spiega la presenza costante dei pesci nelle sue opere?
“Le motivazioni sono diverse. Il motivo ecologico è legato al fatto che ho aderito al progetto ambientalista “La Casa dei Pesci” a Talomone. Il progetto nasce per impedire l’utilizzo delle reti da strascico, pratica di pesca illegale che distrugge il fondale marino sotto costa, utilizzato dai pesci come rifugio. Un’altra motivazione è legata al rapporto tra l’uomo e il mare perché il pesce rappresenta metaforicamente l’uomo. Non a caso ci sono diverti modi di dire e proverbi legati al pesce. Come per esempio “Il pesce puzza dalla testa”, oppure quell’uomo è “un anguilla” oppure “è uno squalo di Wall Street”. Per realizzare le mie opere con i pesciolini ho acquistato alcuni stampini dall’Ikea e così di volta in volta li inserisco all’interno delle mie rappresentazioni pittoriche. La forma è sempre quella ma ogni pesciolino è diverso da un altro. Il pesce è anche un simbolo cristiano, già rappresentato graficamente dalla simbologia primitiva. Nelle mie opere cerco sempre di valorizzare i temi dell’ambiente e dell’ecologia e il pesce è diventato il simbolo della mia arte pittorica”.

Veronese di 52 anni, il Conte Arvedo Arvedi ha vissuto fino a dieci anni fa nella villa di famiglia, dove è educato all’amore per l’arte e la pittura e dove affina il suo concetto di colore, spazio e materia.  Nel 1993 scopre la pop art americana, incontra a Chicago l’artista internazionale John David Mooney con cui collabora per oltre 10 anni in progetti internazionali.

Nel 2006 per motivi di lavoro e sentimentali si trasferisce a Roma con la sua seconda moglie, che ha origini napoletane e nella capitale incontra l’artista Massimo Catalani. E’ anche appassionato di archeologia.
Negli ultimi anni ha esposto a Barga, Roma, Verona e Venezia.

E la tappa di Matera cosa rappresenta per Arvedo Arvedi? “Ho scelto di esporre le mie opere a Matera, la capitale europea della cultura per il 2019, perché credo che questa città rappresenta sicuramente un passaggio importante per la mia carriera artistica e sono molto felice di poter presentare i miei lavori in questa mostra presso lo studio Arti Visive di Franco Di Pede”.

“Per preparare questa collezione – spiega Arvedo Arvedi – mi sono ispirato al meraviglioso, onirico e  ipertecnologico  film  di James  Cameron Avatar e al suo elettrizzante mondo, Pandora. Pandora, un pianeta bizzarro e fantastico dominato dai toni forti, ma delicati allo stesso tempo, dal blu intenso degli abitanti, all’azzurro chiaro del cielo, dal verde profondo delle foreste, al rosso intenso delle creste dei draghi. I colori sono
vivi,  fluorescenti,  come  le  emozioni  che  pervadono  il  film.
Amore, odio, speranza e frustrazione, tradimento e riscatto, un turbinio crescente e coinvolgente che ho cercato di trasmettere attraverso i miei lavori e i loro colori.Là a distanza di milioni di anni luce da noi, va in scena l’eterna guerra fra il bene e il male. L’amore per la natura si scontra con il cinismo e la distruzione del territorio, metafora di mille battaglie che accadono realmente ogni giorno sul nostro pianeta, ed è a questo messaggio a cui Io mi sento particolarmente legato. Personalmente mi sento coinvolto in questo dualismo tra consumatore e difensore della natura, da un lato apprezzo i vantaggi che l’età moderna ci ha portato, ma sono consapevole che tutto ciò ha un costo e sono spaventato all’idea di scaricare il prezzo di tutto ciò alle generazioni future senza fare niente per alleviarne il peso.
Come artista attraverso le mie opere dai colori solari e allegri cerco di ricordare il legame indissolubile fra uomo e mare, un messaggio semplice che si declina in mille modi diversi nelle mie opere.

Clicca qui per sfogliare il catalogo della mostra di Arvedo Arvedi

Per ulteriori informazioni consultare i seguenti siti internet

www.villarvedi.it

www.mooneyfoundation.org

www.massimocatalani.com

www.lacasadeipesci.org

Recensione di Diana Alessandrini, critico d’arte e curatore artistico del Margutta Art Village

L’incontro con l’arte di Arvedo Arvedi è un tuffo nel mare di una realtà altra. Una realtà in alcuni casi allegorica, in altri sognata o ancora sperata, troppo spesso imposta . Un mare che è luogo liquido per eccellenza, per dirla con Zygmunt Bauman.
E dunque crogiolo di incontro e scontro di linguaggi diversi. È questo il filo conduttore che si cela dietro le apparenze della pittura di Arvedo che si esprime a prima vista col lessico di un colorismo new pop, di una sintassi che sceglie il primitivismo che si salda a tratti col “tecnologismo”, di una tecnica volutamente e simbolicamente mélange che unisce sapienza artigianale, rapidità del ready made, estetismo ornamentale. Ma c’è di più nei quadri di Arvedo Arvedi, artista 2.0 dalla visione esistenziale lungimirante e ironica, con capacità social e impegno ambientalista. C’è una riflessione sull’attualità, ormai imprescindibile in qualsiasi produzione artistica che voglia dirsi tale dal Novecento in poi. E l’attualità oggi, come ha ben intuito Arvedi, passa tutta pea cruna dell’ago del linguaggio, dei linguaggi diversi appunto, e della molteplicità e rapidità con cui la rete, anzi le reti, li moltiplicano. E con essi le identità. Ecco allora Avatar: “Colui che discende” secondo il sanscrito e, (per traslazione metaforica, leggo da wikipedia) nel gergo di internet, la persona che
scelga di mostrarsi agli altri attraverso una propria rappresentazione, una sorta di incarnazione: un avatar appunto. Ora, che il pesciolino – icona della pittura di Arvedo – da Icupe si trasformi e come in Avatar, non sta al critico dirlo, ma all’artista stesso spiegarlo. E non è il punto centrale. Lo è invece l’intuizione e il messaggio che ne discende, a cui va riconosciuta appunto quella presenza sull’attualità che un artista deve avere. E Arvedo Arvedi ce l’ha.
Che poi i suoi pesciolini siano un bello spettacolo da vedere, che rasserena e trasmette felicità è un altro paio di maniche. Che siano fruibili anche dai non vedenti, un ulteriore appeal, per esempio per un’esperienza artistica innovativa come quella del Margutta Art Village, in via Margutta 51 a Roma,
dove con piacere li ho esposti. Qui, con l’Istituto Regionale Sant’Alessio Margherita di Savoia per i ciechi, stiamo cercando di creare un luogo che vada con l’arte e oltre l’arte verso la creazione di un linguaggio condiviso (sempre lì torniamo), di una piattaforma di sensibilità comune in cui si apprezzino le differenze di ognuno, in uno spazio di reale integrazione.Questo il senso delle nostre esposizioni che trovano a mio avviso con questa bella mostra presso Art Studio a Matera di Franco Di Pede, e con l’appuntamento nel 2019 per la capitale
europea della cultura, un interessante punto di incontro e saldatura. Luoghi di estrema bellezza come Matera, patrimonio dell’Unesco, ormai set cinematografico collaudato, e il cortile di via Margutta a Roma, dove è stato girato Vacanze Romane
nel 1953, sono e devono tornare a essere centrali nel dibattito artistico e sociale contemporaneo.

Recensione di Raffaella Salato, curatrice

Chi conosce Arvedo Arvedi da tempo, e ne segue l’evoluzione artistica con l’entusiasmo contagioso di cui egli è portatore,
non può non essere irrimediabilmente conquistato dal suo mondo guizzante e colorato: tinte pop, esplosioni di materia, pesciolini disposti in riga, in cerchio, in fuga, simbologie e allegorie… Sono i suoi “linguaggi diversi” (titolo di una mostra dello scorso anno), ovvero la forza del registro stilistico di Arvedo che rende la sua arte catartica, quasi terapeutica, inducendo lo spettatore a estraniarsi totalmente dalla realtà
circostante e a rallegrarsi nel profondo mmirandola.
Eppure la realtà è sempre filtrata e interpretata dall’artista, arguto e ironico interprete della parabola umana, che in questa nuova personale – intitolata “Avatar” e dedicata al mondo
fantastico narrato nel kolossal cinematografico di James Cameron – dipinge su tela l’eterna lotta tra il bene e il male, tra la natura e la tecnologia, tra la tradizione e il progresso, senza tuttavia abbandonare l’amato e inconfondibile IC.U.PE.,
il concetto a lui caro dell’”ICona Umanità PEsce”: la forma di piccolo pesce tondeggiante in gesso che diventa “avatar” (ossia rappresentazione, alter-ego) dell’Uomo, interpretandone in maniera fiabesca il suo costante dissidio interiore e il complesso compito che lo affligge, quello cioè di rapportarsi
giorno dopo giorno, sfida dopo sfida, al mondo circostante

La fotogallery delle opere esposte nello Studio Arti Visive di Matera (foto www.SassiLive.it)

 

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