Ugl, Forza Italia e Cor a sostegno del Comitato “Lavoratori per il No”: a Matera la mobilitazione “10 mila km per il no”

22 Ottobre, 2016 16:47 |
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Un giro d’Italia con i lavoratori per dire no alla riforma costituzionale approvata dal Governo Renzi e bocciare il referendum del prossimo 4 dicembre. Dopo la  prima tappa ad Avellino è stata la città di Matera ad ospitare con un incontro pubblico presso l’hotel San Domenico l’iniziativa del Comitato “10 mila chilometri per il no”, rappresentata dalla presidente Valentina Iori. Il tour è sostenuto da Forza Italia, rappresentato dall’onorevole Renata Polverini, da Conservatori e Riformisti con la partecipazione dell’onorevole Cosimo Latronico e del senatore Tito Di Maggio, e dell’Ugl, con la presenza del segretario conferederale Ugl Ezio Favetta e del segretario provinciale UGL Matera, Pino Giordano.

L’inganno svelato. Questo il titolo di un opuscolo presentato dal Comitato “10 mila chilometri per il no”. Un Comitato che scaturisce dalle istanze del territorio e dei lavoratori, già vessati dalle recenti riforme del governo Renzi, oggi preoccupati per le ripercussioni che questa riforma potrà avere sul mondo del lavoro, con lo scopo di dare voce alla classe produttiva del Paese e suscitare un dialogo costruttivo”.

La presidente Valentina Iori ha introdotto i lavori e dopo il saluto del segretario confederale Ugl Ezio Favetta e del segretario provinciale Ugl Pino Giordano spazio agli interventi dei tre rappresentanti istituzionali che in Parlamento hanno seguito l’iter proposto dal Governo Renzi per arrivare all’approvazione nottura della riforma costituzionale, con l’inevitabile abbandono dell’aula da parte di tutte le opposizioni.

Giudizio negativo sulle scelte del Governo Renzi è stato espresso dal senatore Tito Di Maggio, che ha sottolineato anche la ricompensa di Renzi ad alcuni giudici che hanno dato il via libera alla riforma costituzionale, che avranno la possibilità di prolungare di un anno l’occupazione delle rispettive poltrone.

L’onorevole Cosimo Latronico è entrato nel merito della riforma e ha spiegato le ragioni per cui i cittadini dovranno votare no il 4 dicembre 2016. Voteremo no perchè non c’è lo spirito costituente e il Governo fa semplicemente degli spot elettorali quando prova a spiegare i contenuti della riforma. In caso di vittoria del Si nessuno conosce quali saranno le competenze di Camera e Senato ma il rischio è quello di avere una maggioranza alla Camera di centrodestra e un Senato delle autonomie di centrosinistra. Altro che leggi più rapide perchè il rischio dell’ingovernabilità è dietro  l’angolo”. Latronico ha ricordato che la riforma non supera il bicameralismo perchè lo rende più confuso e pieno di conflitti. Basti pensare che l’articolo 70  della Costituzione, che stabilisce le competenze di Camera e Senato, è composto da 9 parole, quello nuovo è lungo oltre 400. E’ evidente che ci saranno più conflitti tra Stato e Regioni perchè si torna al passato con lo Stato accentratore che si mangia tutte le risorse mentre la riforma prevede una forte riduzione delle competenze della regione. I ricorsi alla Corte Costituzionale per dirimere i conflitti saranno all’ordine del giorno”.

A bocciare nettamente le proposte contenute nella riforma costituzionale è anche l’onorevole Renata Polverini, che dopo l’esperienza sindacale ha guidato anche la Regione Lazio e quindi conosce bene i rapporti tra Stato ed Enti Locali.“Con questa riforma costituzionale rischiamo di diventare una colonia delle lobby, perché questa nuova Carta non è stata scritta né dal presidente del Consiglio né dal ministro Boschi ma dalle banche, con l’obiettivo di togliere ai cittadini la possibilità di autoregolamentarsi. La democrazia ha un prezzo per questo non possiamo svilire i processi democratici considerandoli semplicemente come un costo.
Il 4 dicembre bisogna votare no per non consegnare il Paese in mano a un uomo solo, che di fatto potrà nominare tutte le più alte cariche dello Stato, che chiuderà il Cnel in nome di una razionalizzazione degli sprechi distruggendo di fatto le parti sociali. Non mi interessa se in questi anni ha lavorato male ma intanto è un organismo che garantisce la rappresentanza dei lavoratori a livello nazionale. La riforma cancella il Cnel ma non prevede un altro organismo. Questo è molto grave perchè cancella un importante strumento di democrazia nel nostro Paese. Anche per questo dobbiamo votare No. Se vince il Sì ci sarà un uomo solo al comando e si andrà oltre il Presidenzialismo. Non possiamo correre questo rischio”.

Michele Capolupo

La fotogallery della tappa di Matera del comitato “10 mila chilometri per il no” (foto www.SassiLive.it)

 

 

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